Simonini, ovvero “Mister English”
Parla il fondatore del maggiore network modenese di formazione multilingue
Gli mancano solo la bombetta e l'ombrello. Ma per tutti i modenesi ormai lui, Carlo Simonini, è Mister English. A capo del più grande network di centri di formazione multilingue della nostra provincia e uno dei primi in Italia. «Aprii la prima sede nel 1969 quando le nostre aziende in pieno boom economico iniziavano a correre anche all'estero e dunque a capire che l'inglese era la lingua fondamentale per girare il mondo. Per affari inizialmente poi è venuto il tempo dei viaggi, del popolo delle vacanze. E della globalizzazione. Oggi siamo anche un po' un termometro dell'economia, un osservatorio atipico: se c'è un boom di richieste di aziende che chiedono di organizzare corsi di inglese o altre lingue per una data area, un particolare paese, mercato, abbiamo subito anche noi la percezione di dove sta andando la locomotiva dell'export sotto Ghirlandina», dice Simonini dal suo ufficio della Benedict School, cuore di un network multilingue che comprende anche la British di via Spallanzani (più rivolta a bambini e famiglie), la Oxford di Palazzo Europa (dal profilo aziendale), la scuola d'infanzia in lingua inglese Mister Fogg, l'Istituto Europeo e la scuola paritaria Dante Alighieri per la preparazione degli esami universitari e il recupero anni scolastici.
Nel Modenese non c'è azienda grande o piccola, dalla ceramica al biomedicale, dalla meccanica all'agroalimentare che non sia passata dietro i banchi del network di mister Simonini.
«Ero amministratore delegato e presidente della editrice multinazionale Osb di Milano. Facevo il pendolare ma soprattutto viaggiavo. Avevo una finestra sul mondo e ogni volta che tornavo mi domandavo perché mai una provincia ricca e industriosa, che correva come la nostra non dovesse parlare inglese, prepararsi a un mondo in radicale trasformazione - racconta Simonini - Così ho iniziato e ho rilevato Benedict, che prende il nome dal fondatore, un professore svizzero che ha creato una catena di scuole in tutto il mondo. La loro forza è, ieri come oggi, parlare inglese per tutta la lezione. Con un docente di lingua madre».
Decine di teacher per studenti di tutte le età e migliaia di modenesi che in quasi mezzo secolo di attività piano piano sono andati oltre il “Good morning”, il “What time is it?”.... «Com'è cambiata oggi Modena nello studio delle lingue? Be' è decisamente migliorata, spinta dalla globalizzazione, da internet, dalla necessità di dialogare in diretta con il mondo, ma resta tanto da fare. Quando ho ideato e aperto Mister Fogg, la scuola d'infanzia dove si parla solo inglese per bimbi dai due anni e mezzo ai sei l'ho fatto perché quella è l'età dove l'apprendimento di una nuova lingua corre. Cresce e lo si porterà con sè per tutta la vita... Il segreto per imparare una lingua? Buttarsi. Non avere paura di parlare, ad esempio inglese (che resta il nostro core business). Anche se si fanno errori, non importa. Mai vergognarsi. In questo gli uomini sono meglio delle donne. Gli studenti più difficili? Chi quando parla inglese ci ragiona. Sotto il Big Ben per dire un concetto, una frase lo fanno usando cinque, dieci parole... noi facciamo dei poemi. Così un medico, un ingegnere sono per predisposizione studenti che faticano maggiormente... Mi piace pensare a come scriveva Montanelli. O Biagi o Gervaso. Concetti semplici, parole semplici. Quello è il segreto per farsi universalmente capire». Dalla Ferrari alle grandi ceramiche il gruppo multilingue diretto da Simonini, affiancato dalla moglie Magda, dal figlio Enrico e dalla nuora Fiorenza, è un cantiere che quotidianamente porta i Modenesi o chi lavora sotto la Ghirlandina ad imparare qualsiasi altro dizionario. «Dopo l'inglese, c'è lo spagnolo, poi tedesco e francese ma stanno avanzando anche le lingue dell'Est, il russo, l'arabo e ovviamente il cinese... Un esempio: dal giorno in cui Marazzi è diventata americana siamo stati chiamati per organizzare corsi perché tutti o quasi in azienda dovevano imparare l'inglese...». Ma c'è anche la direzione contraria. «Tetra Pak, ad esempio. Le multinazionali che arrivano o sono presenti nel modenese devono fare il percorso inverso con il proprio management e dunque a loro insegnamo l'italiano». Come quando venne chiamato dalla Ferrari per un tale Schumacher. «Non sapeva una parola in italiano. Gli affiancammo una giovane docente che lo seguiva ovunque. Alla fine i giornalisti iniziarono a pensare che fosse la figlia del suo manager...». Lo studente più difficile? «Ah, di sicuro Alberto Tomba. Il suo è stato uno slalom di apprendimento. Per anni è stato al centro dello sport mondiale. Non poteva non parlare inglese. Ovunque andava lo volevano per una intervista. Ma anche il più simpatico. Un fuoriclasse».
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