Affitti, a Modena mercato “ucciso” dalle tasse elevate
Essere proprietario di un appartamento non è più un affare come un tempo Imposte elevate e inquilini morosi riducono ai minimi termini i possibili guadagni
A Modena un appartamento dato in affitto non è più un affare: su un canone lordo annuale di neppure 10mila euro le imposte della cedolare secca tra Imu e Tasi raggiungono il 42% del totale mentre se si propende per la tassazione ordinaria la cifra esplode al 61%. Un tempo, neanche troppo lontano, si diceva che possedere un appartamento non per abitarci, ma per cederlo in affitto, era segno di ricchezza. Oggi anche questa affermazione è fortemente a rischio, anche nella città della Ghirlandina secondo dati pubblicati ieri dal Sole 24Ore su dati Nomisma, agenzia delle Entrate e Caf delle Acli.
I numeri sono calcolati dagli esperti su un appartamento medio-grande, circa 100 metri quadrati anche se le cifre non si discosterebbero troppo in proporzione per abitazioni più piccole. Altra premessa: la cedolare secca prevede una tassazione del 21%, mentre Nomisma considera nei suoi calcoli una Irpef del 38% a cui vanno aggiunte addizionali e imposta di registro.
Detto ciò occorre tenere conto che, iniziando dalla cedolare secca, non conviene avere una casa da affittare a Lecco essendo la tassazione pari al 48% del canone d'affitto percepito mentre conviene averla a Messina perché lì il prelievo pubblico è "solo" del 37%. Un bel segno di disparità lungo la Penisola, dunque.
E le cose vanno ancora peggio se vediamo la tassazione ordinaria: record sempre a Lecco con addirittura il 66% del prelievo sulla rata d'affitto, cifra che scende al 55% per la stessa voce di Messina. Ma molte altre città del nord Italia sono vicine e Lecco e tante del sud a Messina. Modena? Anche qui le gabelle sulla casa sono elevatissime.
Consideriamo un canone lordo medio annuo di 9739 euro. Nel caso di applicazione della cedolare secca il canone netto diviene di 5620 euro e qui la tassazione pesa per il 42% come dicevamo all'inizio con un ritorno sul capitale non bassissimo, pari al 2,6%. Le cose vanno molto peggio se un proprietario sceglie invece il prelievo fiscale ordinario.
Il canone lordo dei 10mila euro scarsi, netto in questo caso scende a 3821 netti e tra tasse varie, Imu e Tasi se ne va il 61% (1,77% il ritorno sul capitale). Cifra che anche in questo caso ci pone ai vertici, o quasi, in Italia in questa poco simpatica classifica. Va meglio altrove? In Emilia no, basti pensare che con la cedolare secca nel capoluogo di regione Bologna se ne va il 44% del canone, mentre con la scelta della tassazione ordinaria siamo a quota 62%.
Reggio è sulla medesima linea di Modena visto che le due cifre sono rispettivamente del 42% e del 60%. Solo il ritorno sul capitale è leggermente maggiore, rispettivamente nei due casi a quota 2,75% e 1,88% sul capitale. E in tema di affitti non c'è solo questo, ma anche il problema della morosità. Fenomeno in crescita a Modena e quasi ovunque in Italia come rileva il presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani. Restando alla nostra città: sono state 2200 le procedure di sfratto attivate nel 2014 sul territorio comunale, di cui 2153 per morosità. Per 1500 famiglie si è poi scongiurato lo sfratto, mentre per altre 700 la procedura è in corso.
Stefano Luppi
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