Coldiretti: «Imu, le aziende a rischio»
«Dimezzati i Comuni di montagna che non pagano e se i parametri non cambiano tanti agricoltori dovranno chiudere»
PAVULLO. Sono giorni decisivi per il futuro agricolo della montagna, legato alla nuova norma su pagamento dell'Imu che rischia di avere gravissime ripercussioni sul tessuno produttivo, spingendo molti all'abbandono. Com'è noto infatti, la rivoluzione comporterebbe l'applicazione dell'imposta su tutti i terreni ricadenti in territori dove la sede municipale si trova al di sotto dei 600 metri. Non conta l'altitudine del terreno, ma quella del Comune. Un paradosso che rischia di mietere molte vittime: secondo una stima resa nota ieri da Coldiretti, in ambito regionale saranno più che dimezzati i Comuni esentati dall'Imu per le aziende agricole di montagna. Dovranno cioè pagare 86 su 180 con questa impostazione. Nel contesto modenese, a farne le spese saranno Prignano e Guiglia, costringendo al pagamento i proprietari non coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti all’Inps. La norma così com'è può creare un'inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti anche allo stesso proprietario. «Sarebbe un appesantimento intollerabile – sottolinea Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Modena – con un rischio altissimo di spopolamento in aree di per sé già disagiate». Per questo Coldiretti giudica positivamente l’ipotesi di modifica del Governo che riporterebbe il parametro alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. Qui si verrebbe esentati dall’Imu come in precedenza. In questo caso in Emilia Romagna si “salverebbero” 59 comuni e la nuova imposta verrebbe applicata solo in 27 nuove amministrazioni. Resta però il problema del pagamento fissato al 26 gennaio, una scadenza che per Coldiretti è troppo ravvicinata, considerando anche che per il 21 gennaio è atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento disposta il 23 dicembre scorso. Anche per questo Coldiretti in ambito regionale chiede che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie. L'auspicio dell'associazione di coltivatori è dunque che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate, per evitare un’altra fuga di imprenditori agricoli dalle nostre montagne, dove negli ultimi vent’anni hanno chiuso i battenti 36mila aziende, che hanno fatto segnare un drammatico -56%. C'è il lato economco della questione, certo, ma non è meno importante quello geologico, visto che la presenza di agricoltori era in passato, e resta per il futuro, il miglior modo per combattere il dissesto. Vale per le frane, ma anche per il fenomeno delle piene, e in questi giorni che preludono al primo anniversario dell'alluvione nella Bassa, vale la pena di riflettere una volta in più. Perché mai come ora è chiaro che per i problemi della montagna, in un modo o nell'altro, paga anche la pianura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
