Nozze al Comunale, si può Il noleggio costa 1500 euro
Ma la cifra è destinata a crescere se si affittano tutti gli spazi. Dopo il primo sì della figlia del direttore di Ert, l’amministrazione spiega le nuove disposizioni
Sposarsi al teatro Pavarotti è possibile, come avevamo rivelato nell’edizione di ieri, ma oggi si sa anche quanto costa: tra 1200 e i 1500 euro, fanno sapere dal Comune, a seconda del giorno scelto, per confezionare il proprio ricevimento all’interno del teatro. Cifra comunque indicativa, a seconda di quanto personale si impiega e dei luoghi che si chiede di frequentare, dal momento che è possibile affittare anche l’intero teatro (e non solo il foyer o il ridotto del teatro), e in questo caso la cifra è destinata a salire sensibilmente.
Proprio di recente, nel consiglio della Fondazione Teatro Comunale che si è riunito in autunno (presieduta dal sindaco e dove Comune e Fondazione Cassa di Risparmio sono soci alla pari), è stato cambiato lo statuto per dare modo a tutti di poter accedere, previa autorizzazione, al teatro pagando un noleggio. A tutti e non solo ai soci finanziatori (una ventina di aziende e privati modenesi) che già potevano giustamente usufruire della possibilità di realizzare eventi all’interno dell’edificio intitolato al maestro Luciano Pavarotti.
Si legge, infatti, nell’articolo 1: «Il Teatro Comunale e la sala del Ridotto possono essere concessi in uso a privati, enti ed associazioni pubbliche o private, che ne facciano richiesta, per attività di spettacolo o per altre iniziative di carattere pubblico o privato, secondo le condizioni e tariffe stabilite dal Consiglio Direttivo della Fondazione e previa verifica che le richieste siano tali da essere compatibili e consone con la natura, la specifica destinazione e la struttura dell'edificio che ospita le iniziative oggetto della domanda di concessione».
E l’articolo 2 specifica: «Le concessioni in uso sono disposte dal Direttore del Teatro Comunale e possono essere rilasciate, a suo insindacabile giudizio, compatibilmente con quanto previsto all'art. 1) e con le esigenze del teatro connesse alla programmazione delle attività e iniziative organizzate, promosse o patrocinate dallo stesso e in conformità alle leggi vigenti in materia di sicurezza per locali aperti al pubblico».
Fino ad oggi tutto questo non era stato minimamente pubblicizzato dal Comune - nonostante il consiglio della Fondazione che gestisce il teatro abbia preso questa decisione anche per incrementare gli introiti - e la possibilità di poter godere di una cornice storica e da favola è arrivata grazie al matrimonio che si è celebrato sabato scorso. Non un matrimonio qualunque, nemmeno paragonabile a quello tra Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani dell’ormai lontano 13 dicembre 2003. Sabato il teatro era stato noleggiato da Giampaolo Grassi e Federica Valenti, figlia di Pietro Valenti, stimato direttore di Ert, Emilia Romagna Teatro. In realtà il matrimonio, inteso come celebrazione ufficiale, è stato celebrato in Municipio dal momento che i matrimoni civili a Modena si possono celebrare solo nella casa comunale, ovvero il Palazzo di piazza Grande. Quello di Pavarotti resta comunque un caso unico, poichè in quell’occasione servì una deroga attraverso una delibera. La nuova coppia sabato cosa ha fatto? Ha usato il Teatro Comunale, come regolarmente pattuito e pagato, per un momento di festa e condivisione con parenti e amici, con tanto di cerimonia particolare avvenuta all’interno. Nulla di male, quindi, perché previsto per chiunque voglia noleggiare il teatro.
Quanto a Valenti, che in materia di cultura in città è un’autorità, la scelta della famiglia di optare per il Comunale ha una spiegazione chiara: essendo Pietro Valenti direttore di tutti gli altri teatri cittadini, restava il Comunale dove entrare da ospiti senza alcuna polemica e pagare il dovuto senza che nessuno potesse dubitare.
Da oggi, insomma, il Teatro Comunale può essere una opportunità per chiunque voglia fissare in un luogo storico di Modena il giorno del suo matrimonio. Ma anche feste, compleanni, rinfreschi, mostre, sfilate di moda: il teatro è aperto a chiunque ne faccia richiesta per un uso che deve essere ritenuto consono. Basta contattare la segreteria del teatro e attendere il verdetto.
Davide Berti
@dvdberti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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