Prove generali di Soccorso Alpino
A San Dalmazio per quattro giorni l’esercitazione nazionale delle unità cinofile
SERRAMAZZONI. Si è svolta nei giorni scorsi nella frazione di San Dalmazio, un’esercitazione nazionale delle unità cinofile molecolari del Soccorso Alpino. Alle prove, che hanno impegnato cani molecolari e conduttori per quattro giorni, hanno partecipato sia unità cinofile nazionali, dipendenti direttamente dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas), sia unità cinofile regionali. Le esercitazioni hanno previsto diverse tipologie di attività: ricerche di pista in ambiente impervio, ricerche in ambiente urbano, oltre a tantissimi esercizi tecnici, necessari per addestrare nel migliore dei modi i cani.
L’esercitazione dei giorni scorsi è uno degli appuntamenti periodici – solitamente a cadenza mensile – che il Soccorso Alpino organizza sull’intero territorio nazionale. Ogni appuntamento prevede la partecipazione di unità provenienti dalle diverse regioni. A Serramazzoni, per esempio, erano presenti 12 unità cinofile molecolari provenienti da Sardegna, Toscana, Marche, Piemonte, Lombardia, Trentino e Friuli Venezia Giulia.
Il cambio di ubicazione delle esercitazioni serve per addestrare gli animali in contesti ogni volta diversi, evitando di abituare l’unità a lavorare in situazioni troppo simili. Rispetto ai cani da ricerca in superficie, che cercano qualsiasi odore umano, i cani molecolari sono addestrati a seguire esclusivamente l’odore specifico della persona dispersa. Sono cani da pista. Si tratta di cani particolari, appartenenti ad una precisa razza: il Bloodhound, o segugio di Sant Hubert. La razza è originaria del Belgio, e il suo utilizzo nella ricerca, secondo i più antichi documenti ritrovati in merito, risale al Seicento, quando questi cani venivano impiegati per la ricerca dei fuggiaschi. L’esercitazione di San Dalmazio è stata molto proficua per la formazione tecnica e l’addestramento delle unità cinofile molecolari del Soccorso Alpino, e ha potuto contare sul supporto logistico determinante dei tecnici del Soccorso Alpino Emilia Romagna – SAER. Proprio l'attività dei tantissimi volontari del Cimone, quasi tutti residenti nei Comuni del nostro Appennino, è fondamentale per la sicurezza di escursionisti e sciatori. Sono stati infatti moltissimi anche nel 2014 gli interventi del Soccorso Alpino nei boschi e nei dirupi del crinale modenese, che hanno permesso di ritrovare persone che si erano perse o escursionisti infortunati nei luoghi più impervi. Fondamentale, grazie alle unità cinofile, è l'attività di ricerca di persone travolte da valanghe sulle piste del Cimone, o più in generale nei pendii del crinale per chi pratica scialpinismo. Il capostazione dell'unità territoriale del Monte Cimone è Enrico Tinazzo di Serramazzoni, che ha sostituito da poco tempo Vittorio Manfredini. Intanto, a breve, partirà un corso in Appennino per formare i nuovi volontari.
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