Gazzetta di Modena

Modena

CHIOSCHI SUI VIALI

«Abuso edilizio: responsabili i dirigenti»

di Carlo Grgori
«Abuso edilizio: responsabili i dirigenti»

Per il pm furono loro a fare le scelte. Chiesta archiviazione per Pighi. Sitta, Prampolini e le soprintendenti ancora indagati

4 MINUTI DI LETTURA





Conclusa l’inchiesta della Procura sui chioschi al Parco delle Rimembranze, arriva ora la richiesta di archiviazione firmata dal sostituto procuratore Claudia Natalini che estromette dalla vicenda l’ex sindaco Giorgio Pighi, già indagato per non aver tutelato un bene pubblico di rilievo in qualità di primo cittadino. Si chiede di archiviare anche le posizioni di due dei quattro dirigenti comunali indagati: Giovanni Bertugli delle Attività economiche e Claudia Giovanardi dell’Urbanistica ebbero un ruolo ininfluente sulle decisioni, secondo il pm. Per tutti e nove gli indagati cade l’accusa di abuso d’ufficio, il reato più grave tra quelli contestati.

Per tutti gli altri sei indagati il pm lascia in piedi le accuse. A questo punto, o si approfondiranno alcuni aspetti dell’indagine con altre richieste di archiviazione oppure si andrà in aula per citazione diretta con la richiesta del pm di fissare una data di udienza.

Il pm chiede di archiviare le posizioni degli ex assessori Daniele Sitta (Urbanistica) e Stefano Prampolini per l’accusa di abuso d’ufficio in quanto il magistrato non ravvisa un dolo intenzionale al Parco né il tentativo di avvantaggiare qualcuno. I due ex assessori sono invece tuttora indagati per il reato “minore” di uso illecito di beni culturali. In altre parole avrebbero utilizzato il Parco fuori dai crismi della legge che regola questo spazio tutelato (l’articolo 170 del Codice dei beni culturali e dell’ambiente).

La stessa accusa è mossa contro le due responsabili della Soprintendenza ai beni architettonici e paesistici Paola Grifoni e Graziella Polidori (responsabile per Modena) che avevano dato pareri sui chioschi. In questo caso il magistrato rileva che, essendo architetti, erano teoricamente in grado di accorgersi che gli interventi edilizi erano in contrasto con gli strumenti urbanistici del Comune di Modena: di qui, la responsabilità rilevata, anche se le due dirigenti non sono considerate in concorso con Sitta e Prampolini, fatto che il pm esclude.

Per l’ex sindaco Giorgio Pighi, indagato per il reato più piccolo di tutti - danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico - è richiesta l’archiviazione. Stessa richiesta per tutti gli altri indagati per questo reato: le due soprintendenti, i due ex assessori e i due dirigenti urbanistici Villanti e Stancari.

Proprio Giovanni Villanti - dirigente dell’Urbanistica ai tempi di Sitta e oggi in pensione - e il suo successore Marco Stancari sono invece gli unici due per i quali resta l’accusa di abuso edilizio. Il pm ritiene infatti che abbiano una precisa responsabilità. Tanto che la Procura chiede per entrambi un procedimento separato. Infatti, secondo la Legge Bassanini non esiste più una catena di comando diretta che va dal politico al tecnico, ma assessore e dirigente hanno proprie responsabilità sulle scelte che si prendono in ogni ente. Non solo: Villanti e Stancari sono ancora accusati di uso illecito di beni culturali. Il pm Natalini spiega chiaramente che non sono stati i politici a deliberare gli atti viziati (i permessi di costruire con un intervento diretto in contrasto con leggi e norme del Psc, del Poc e del Rue) ma che queste scelte fondamentali nel caso dei chioschi spettavano ai dirigenti dell’Urbanistica. Ricapitolando: la Procura ha chiesto l’archiviazione per Bertugli, la Giovanardi e Pighi per tutti i reati che erano stati ipotizzati. A Sitta e Prampolini viene contestato il solo uso illecito del Parco, così come le soprintendenti Grifoni e Polidori. Anche i dirigenti urbanistici Villanti e Stancari, che restano però, come detto, accusati di abuso edilizio.

Una stoccata del pm va alla memoria presentata dagli ex amministratori nella quale si sottolinea che il Parco non è un bene di pregio rilevante. Secondo il magistrato è un’affermazione apodittica. Quindi tutta da dimostrare. Anche secondo il Tribunale - intervenuto per quattro volte sulla vicenda, a ogni richiesta di dissequestro, con due ordinanze del gip Eleonora De Marco e due decisioni del Riesame, tutte negative - ha sempre affermato con chiarezza che il Parco è un bene rilevante non solo per la città ma anche nell’abito dei beni monumentali nazionali. È uno dei punti più controversi che fin all’inizio ha diviso magistrati e Comune.

Da parte di ex amministratori e dirigenti, a cominciare da Pighi, nessun commento. Soddisfatta dell’esito la Giunta Muzzarelli. «Si ridimensiona in modo significativo l’impianto accusatorio» commenta l’assessore Vandelli. Forte preoccupazione invece arriva dai concessionari dei chioschi. La richiesta del pm, infatti, non ha nessuna conseguenza sul sequestro dei quattro cantieri (Bobotti, Tosco, Elio e Cedro), sigillati dal Corpo forestale il 26 marzo e da allora inaccessibili ai proprietari. E ora? Spiega Andrea Galli: «Non si sa niente. Abbiamo chiesto un incontro alla giunta da settimane e finora nessuno si è fatto vivo. Vorremmo sapere come muoverci, anche perché con tutto quello che è successo abbiamo avuto un grosso danno finanziario. E poi vorrei aggiungere che il degrado dei chioschi è così vistoso che ci si chiede cosa sarà del Parco quando ci sarà l’Expo tra qualche mese. Che impressione avranno i visitatori vedendo quei cantieri?»

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google