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«L’esclusività Ferrari va salvata»

«L’esclusività Ferrari va salvata»

Pizzolla (Fiom) e Mattiello (Fim): «È l’unico marchio che non deve legare la produzione alla domanda»

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Marchionne, Ad Fiat Chrysler, da Detroit parla delle prospettive del Gruppo e della Ferrari, della produzione delle “Rosse” nello stabilimento di Maranello e diventa immediatamente interessante verificare la reazione dei sindacati modenesi alle sue parole.

«Per citare Enzo Ferrari - ha affermato Marchionne sulle “Rosse” - ne venderemo sempre una di meno di quanto chiesto dal mercato. L'obiettivo è mantenere una produzione sotto il livello della domanda, che si evolve. Nel 2007 era in un modo, adesso è un'altra cosa». Questa la risposta a chi chiedeva conferma del progetto di portare l’obiettivo di vendite delle Ferrari dalle attuali 7mila a 10mila. Numeri usciti dalla conferenza stampa del settembre scorso in cui erano state annunciate le dimissioni del presidente Montezemolo.

Abbiamo voluto saggiare la reazione di Cgil e Cisl a queste dichiarazioni parlando con Cesare Pizzolla di Fiom-Cgil Modena e Claudio Mattiello della Fim-Cisl modenese.

«Ancora una volta - ha commentato Pizzolla della Fiom - le dichiarazioni di Marchionne sono poco chiare, frasi che in sè vogliono dire poco, perchè non ha senso legare a priori le scelte produttive di una realtà particolare quale è la Ferrari alla presunta domanda del mercato. Ovvio che un conto è produrre 6.999 vetture in un anno se la domanda è di 7mila e un altro se si arriva a 9.999 per una ipotetica domanda di 10mila. Ma che discorso è questo? Ma si rende conto Marchionne che la Ferrari non può essere paragonata a nessuna altra realtà produttiva nel mondo? Se la domanda sarà di 13mila auto a Maranello se ne produrranno 12.999? Ci sarà pure un motivo se Montezemolo ha avuto ragione quando ha voluto limitare la produzione, ha elevato i prezzi e i profitti sono ugualmente aumentati in misura considerevole. La Ferrari da anni ha giustamente puntato sulla propria esclusività, facendo arrivare i tempi di attesa per una vettura fino a tre o quattro anni poi ridotti, più o meno, a due. Chi è disposto a spendere somme enormi, e ad attendere tempi abnormi per potere guidare la propria Ferrari, certamente non sarà altrettanto disponibile nel momento in cui queste vetture diventeranno accessibili per un pubblico molto più ampio».

«La specificità della Ferrari va salvaguardata in tutti i modi - continua Pizzolla - Del resto l’esperienza del passato dovrà pure servire a qualcosa. In anni ormai lontani ci fu un grande incremento della produzione poi la scelta vincente si è rivelata quella opposta, una scelta che solo il marchio Ferrari può permettersi puntando sull’esclusività e non sui grandi numeri di vendita. Lo ripeto: per Ferrari non ha senso condizionare la produzione alla domanda del mercato».

E gli stessi concetti conferma Mattiello di Fim-Cisl, che prima vuole però sottolineare come determinate scelte del suo sindacato, quando si è deciso di dare credito alle promesse di Marchionne, si siano rivelate azzeccate: «Le assunzioni in arrivo a Melfi - dice Mattiello - sono un segnale molto positivo per Fca che dà concretezza a certi accordi che ora trovano attuazione pratica. Ma, venendo al nostro territorio, è vero che le frasi di Marchionne, non ci consentono di capire granché. Non abbiamo elementi per comprendere cosa si vuole fare realmente. Di certo deve essere salvata l’esclusività della Ferrari, il vero valore aggiunto di queste auto: non è un caso se è considerato il marchio di maggiore valore al mondo. Di certo ora il nostro sindacato si dovrà occupare del contratto aziendale scaduto in dicembre».

Stefano Turcato

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