«Senza cannoni ci dobbiamo arrendere»
Sestola. Magnani: «Ci stanno salvando, ma la montagna deve ripensare l’estate con rifugi in quota e nuove attrazioni»
SESTOLA. È una realtà emersa mai forse con tanta chiarezza come per il lungo weekend di Capodanno: le 14mila presenze e passa non sarebbero mai state raggiunte sul Cimone senza l'utilizzo continuo – appena il freddo lo ha permesso – dei 300 cannoni lungo le piste. Sono stati un investimento importante, certo, ma i frutti sono andati a beneficio di tutti, dallo sci agli alberghi, la ristorazione e il turismo in generale. Se n'è parlato poco, ma se con queste bizze climatiche si è raggiunto comunque il risultato, lo si deve alle persone che giorno e notte, semplicemente, hanno lavorato per fare la neve. E continuano a farlo: dalle 22 di domenica, al ripresentarsi delle condizioni, sono tornati subito in azione per altre 12 ore. Ed è da queste persone che parte Luciano Magnani, presidente del Collegio nazionale Maestri di sci e direttore marketing del Consorzio del Cimone, nel fare un quadro di prospettiva della situazione. «Prima di tutto – sottolinea – ci vuole un ringraziamento per chi si è impegnato così tanto, in un periodo come quello delle feste, per il proprio territorio: 4-5 giorni di continuo, e il frutto si è visto». Una trentina di addetti, pronti ad attivarsi a ogni ora. «In tre giorni - ricorda Magnani - si è sistemata la situazione permettendo di aprire l'80% delle piste e di attivare le seggiovie più importanti, oltre ai campi scuola». Un risultato che, di fronte a un meteo sempre più imprevedibile, deve spingere a investire ancora di più sulle contromisure: «Dobbiamo arrivare al 100% di piste coperte dai cannoni, a tutela di un indotto che genera lavoro per quasi 800 persone, tra tutto il comprensorio. Quello che abbiamo visto in questi giorni mostra in modo inequivocabile l'utilità dell'investimento e spero che la Regione sia sensibile su questo: va completata l'opera». Ma il discorso deve essere di prospettiva, guardando anche all'estate con strumenti adatti a quel turismo diverso che tutti invocano: «Deve esserci un progetto per sfruttare gli impianti anche d'estate, creando servizi in quota: dobbiamo aprire rifugi anche a monte, come fanno in Val Badia e Val Gardena. Ma anche potenziare la rete dei sentieri per le passeggiate e le escursioni in bici per essere in grado di fornire un pacchetto di attrattive che porti gente già a maggio e giugno. Il futuro va in questa direzione, e deve essere un obiettivo chiaro per le forze politiche». Ma nell'immediato ci sono i risvolti del contesto invernale: «In un momento di crisi come questo – chiosa Magnani – l'economia montana dipende dagli investimenti ingenti che gli esercenti funiviari devono compiere sugli impianti di innevamento. Bisogna però che la loro disponibilità sia supportata dalle istituzioni: intanto, con maggiori autorizzazioni e minore burocrazia, ma va anche rilanciato un percorso di filiera con un adeguato sostegno economico».
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