White list, Lami in concordato preventivo
L’impresa esclusa e poi riammessa dal prefetto è in crisi così come la Co.Ge: lavori bloccati ovunque
FINALE. Era, fino a pochi mesi fa, considerata un’azienda solida: gli operai - magari con qualche ritardo - erano pagati e le commesse erano garantite dai diversi interlocutori pubblici. Ma la Lami, sede operativa a San Cesario e amministrativa a Susano di Palagano, è finita nella spirale della white list e ora rischia di concludere la propria storia imprenditoriale nel peggiore dei modi. L’idea della proprietà, ribadita ieri nel tavolo in Confindustria, sarebbe quella di avviare il concordato preventivo in continuità, insieme alla consorella Co.Ge, specializzata in fibra ottica e reti di rifornimento energetico. Un’ambizione che darebbe vita ad una nuova società, che potrebbe contare ancora sui requisiti fondamentali per poter operare nelle commesse pubbliche.
Nel frattempo, però, il mondo dei dipendenti è in fibrillazione: si parla di oltre 150 persone inizialmente coinvolte nella vertenza, ora ridotte dopo la mobilità avviata dalla Lami in estate. Mobilità ora richiesta anche da Co.Ge per altri 39 lavoratori. Nella tutela degli operai è già attiva la Cgil, che ha partecipato al confronto sindacale di ieri pomeriggio.
Ci sono poi pesanti ripercussioni anche sui numerosi cantieri che la Lami ha pressoché bloccato in tutto il territorio del terremoto. Tra i principali c’è quello della sostituzione di un lotto delle reti idriche commissionato da Sorgea. Il cantiere, partito in via Selvabella, è fermo da tempo con evidenti ripercussioni sia sulla viabilità che per i progetti elaborati dalla multiutility locale. Proprio quella gara è di fatto stata l’ultima a cui la Lami ha partecipato, prima di essere esclusa dalla white list prefettizia. Una vicenda che ha avuto gravi ripercussioni sia sulla credibilità dell’impresa di San Cesario sia sugli occupati. Non a caso, appena venuti a conoscenza del provvedimento, Sorgea aveva avviato le procedure per la sospensione dell’appalto e la medesima cosa avevano fatto anche altre società pubbliche, tra cui Hera e Consorzio di Burana. L’esclusione aveva così accentuato le difficoltà della Lami, che era poi stata riammessa dal prefetto alla white list. Erano però già passati alcuni mesi dall’esclusione iniziale e di fatto il destino appariva ormai segnato.
Dire se il provvedimento del prefetto sia stato determinante per arrivare ad un punto di non ritorno non è così semplice anche perché proprio la Lami era stata la prima impresa esclusa per cui si era proceduto a nominare un commissario. Operazione introdotta di recente proprio per tutelare appalti e dipendenti. Fatto sta che oltre al fronte occupazionale - che preoccupa - ci sono anche cantieri abbandonati per cui servirà trovare una soluzione rapida.
Francesco Dondi
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