Chioschi sui Viali almeno tre anni con gli “scheletri”
Abbattimento rapido solo con l’assoluzione degli imputati Italia Nostra: «Strutture rimovibili e tutto potrà cambiare»
Gli scheletri in cemento dei quattro chioschi sequestrati che ormai da un anno deturpano il parco della Rimenbranza corrono il rischio di restare in questa situazione di degrado anche per due, forse tre anni. Sarebbe, se accadesse, un grave danno alla immagine della città e alla situazione del parco che ha preso il posto a fine '800 delle mura abbattute. Il giorno dopo l'abuso edilizio chiesto per alcuni dirigenti comunali e l'uscita dal ramo principale dell'inchiesta dell'ex sindaco Pighi si cerca un modo per risolvere il problema degli scheletri in cemento. Un modo per scongiurare tutto ciò forse ci sarebbe, secondo quanti si muovono con agilità tra norme giuridiche, procura, tribunale, associazioni di tutela e cittadini contrari sin dall'inizio a coprire il parco di cemento ed esercizi commerciali. Il Comune dovrebbe chiedere al tribunale il dissequestro, come ha fatto, ma al contempo accettare di posizionare nel parco solo 3-4 gazebo senza plateatico ne alcuna parte non rimovibile con estrema facilità. Delle leggerissime strutture, ben diverse anche dalle ultime presentate dal Comune che il tribunale ha implicitamente bocciato ancora pochi giorni fa. E' ovvio dire, infatti, che se accadesse ciò con l'abbattimento se ne andrebbe dissolto anche il cosiddetto "corpo" dell'eventuale reato.
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La decisione, complicata, riguarda il sindaco Muzzarelli e l'assessore ai lavori pubblici Anna Maria Vandelli. Naturalmente, facendo tutto ciò, l'amministrazione comunale dovrebbe ammettere esplicitamente che il danno è fatto e accettare le conseguenze con probabili ingenti richieste danni anche da parte dei chioscai che hanno già investito soldi dall'inizio di questa brutta vicenda. Attenzione però: una richiesta di dissequestro il Comune l'ha appunto richiesta, ma nei giorni scorsi il tribunale del Riesame ha detto no e ora piazza Grande ha fatto ricorso presso la Cassazione. Un modo, naturalmente legittimo, che però porterà appunto a un allungamento dei tempi e dunque a mantenere ancora gli scheletri degradati nel parco che corre lungo viale Muratori e viale delle Rimembranze.
Dopo che l'ambientalista Gaetano Galli per mesi si è battuto contro la costruzione dei chioschi che, secondo il primo progetto dovevano addirittura essere dodici, oggi ne ragiona Italia Nostra con il presidente, l'ex giudice di Cassazione Giovanni Losavio. «I chioschi - dice Losavio - resteranno lì: se ci sarà una assoluzione delle persone mandate a giudizio allora potranno essere abbattuti a breve, ma se ci sarà una condanna in primo grado con probabile accesso agli altri gradi di giudizio allora sì, si potrebbe anche andare a tempi lunghi. Fino a due, anche tre anni. Meglio pensare a strutture leggerissime. Non si può proprio costruire in quel parco storico, men che meno secondo il Poc attuale si possono mettere delle attività commerciali nella zona del Lido Park. Occorrerebbe trovare altre soluzioni, non l'ultimo proposta dal Comune, perché sempre legata al permesso di costruire. Attenzione: il pm Natalini dice sì al dissequestro, è vero, ma dice anche che il dissequestro arriva solo se si demolisce tutto».
Il Comune, o meglio alcune delle nove persone che ottennero l'avviso di garanzia, qualche punto a suo favore l'ha ottenuto. L'ex sindaco Pighi e i dirigenti Bertugli e Giovanardi escono dalla inchiesta principale: gli altri, tra cui gli ex assessori Sitta e Prampolini, la soprintendente Grifoni e la funzionaria ministeriale Polidori restano indagate. E poi c'è il fronte dei cittadini. Oggi se ne saprà di più perché il Comitato per la tutela del Parco Della Rimembranza incontrerà il proprio avvocato per comprendere come muoversi nell'intricata vicenda.
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