Gazzetta di Modena

Modena

Don Panini: la condanna è aumentata di sette anni

di Carlo Gregori
Don Panini: la condanna è aumentata di sette anni

Ieri l’appello bis a Bologna: per i giudici cercò di uccidere anche la Bergamini Da 10 anni e 8 mesi della sentenza annullata si passa a 17 anni e 4 mesi

3 MINUTI DI LETTURA





VIGNOLA. Voleva uccidere l’amica mentre l’accoltellava alla gola dopo aver assassinato il marito di lei nel cuore della notte della Antivigilia di Natale del 2009 dentro la loro villa di via Due Ponti a Campiglio, dove era loro ospite da anni. Quindi, non l’ha ferita durante una semplice colluttazione prima che il figlio delle vittime gli sferrasse un colpo di candelabro in testa che lo ha tramortito. Diciassette anni e quattro mesi di carcere è la pena per don Giorgio Panini, 62 anni, ex parroco di Brodano di Vignola, per aver ucciso l’amico Sergio Manfredini (67 anni) e aver tentato di uccidere anche Paola Bergamini.

Ieri don Giorgio Panini era presente all’udienza a porte chiuse. Seduto, non ha proferito parola assistendo impassibile.

La sentenza è stata letta ieri pomeriggio dalla Corte d’Assise d’Appello di Bologna, presidente il giudice Grassi, al termine dell’udienza d’appello bis decisa dalla Corte di Cassazione nel marzo 2014. La pena aumenta così di quasi sette anni: il primo processo d’appello era terminato nel giugno 2012 con una condanna a dieci anni e otto mesi. Una sentenza che aveva fatto discutere l’opinione pubblica, da molti ritenuta inadeguata alla gravità dei fatti. Era una pena quasi dimezzata rispetto al primo grado: al termine del processo che si era svolto con rito abbreviato e quindi già comprendeva nei vent’anni di carcere - decisi dal gup di Modena Domenico Truppa - lo sconto di un terzo della pena. Il processo di ieri era conseguente all’annullamento dell’appello deciso dalla Cassazione su impugnazione della Procura generale di Bologna. La Suprema corte aveva infatti puntualizzato che il processo doveva essere rifatto a Bologna da un’altra sezione soprattutto in considerazione dell’elemento che aveva portato quasi a dimezzare la pena di primo grado: i giudici di secondo grado avevano infatti ritenuto che le coltellate inferte alla Bergamini, dopo l’omicidio del marito, non sarebbero state mirate a ucciderla e che non c’era premeditazione di omicidio, ma si trattava di un caso di lesioni volontarie gravi: ecco perché era stata cambiata la pena di primo grado pur tenendo conto della pena per l’omicidio di Manfredini, dell’attenuante del risarcimento (il “don” aveva pagato circa un milione di euro alla parte civile) e delle generiche.

Ieri al termine della sua requisitoria il sostituto procuratore generale Alberto Candi ha chiesto diciotto anni e cinque mesi tenendo appunto conto della volontà omicida verso la Bergamini e di altri fattori sulle attenuanti generiche (don Panini aveva patteggiato per truffa per la vicenda dell’albergo di Fanano, acquistato con i soldi dei parrocchiani). La difesa - gli avvocati Domenico Giovanardi di Modena e Antonio Sarzi Amadè di Reggio - avevano chiesto una pena al ribasso tenendo conto delle generiche e sempre della tesi che le coltellate alla Bergamini erano frutto di lesioni volontarie. La sentenza letta dai due giudici e dalla giuria popolare tiene quindi conto delle ragioni della Procura generale e probabilmente ha per così dire messo mano alla pena per l’omicidio di Manfredini, ormai data per certa. Le motivazioni saranno comunque depositate all’inizio di marzo. Resta ancora sconosciuto il movente che quella notte spinse don Giorgio ad aggredire i due ospiti armato di un coltello e con un cappuccio in testa. Durante le indagini era emerso che il sacerdote aveva una relazione con una parrocchiana e aveva intenzione di avviare una nuova vita suscitando la riprovazione dei suoi ospiti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google