Oltre duecento persone per dire «no» alle guerre
Dopo i tragici fatti di Parigi, la marcia nelle vie di Sassuolo fino a piazza Garibaldi ha unito associazioni e rappresentanti di diverse religioni nel nome della pace
Oltre duecento persone hanno partecipato ieri sera alla marcia “No alla violenza, sì alla vita” sottotitolata “Marciamo, partecipiamo, reagiamo”. Il motivo del corteo, partito dal parco Amico di Braida e arrivato in piazza Garibaldi, era ovviamente riconducibile all'emozione scatenata dal massacro parigino alla redazione del giornale Charlie Hebdò, ma da subito è stato chiarito che si marciava contro tutte le guerre e tutte le violenze.
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Insieme in corteo c'erano musulmani e non, anziani e giovani, donne e ragazze col velo e senza. La marcia non ha scandito slogan, durante il corteo lungo via Cavour e via Mazzini fino a piazza Garibaldi è stato letto il comunicato di promozione della manifestazione, nel quale il neonato comitato “Sassuolo per i diritti umani”, che ha riunito molte sigle, dalla Cgil a Terra pace e libertà, dal Gruppo di intercultura ai Giovani Democratici, da World a Banda Bum, ha sottolineato la necessità di partecipazione, dialogo, confronto, la speranza nella costruzione di una società «che garantisca dignità alla vita di ogni donna e di ogni uomo».
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In marcia c'erano diversi consiglieri comunali, che sono stati poi raggiunti in piazza Garibaldi all'arrivo del corteo dal sindaco Claudio Pistoni e da parte della giunta comunale.
Per finire la manifestazione, intorno a una grande bandiera della pace stesa al centro della piazza, si sono riuniti insieme tutti i partecipanti della serata. A ognuno è stato consegnato un biglietto adesivo su cui scrivere un'opinione o un messaggio da attaccare su un cartello insieme a quelli di tutti gli altri. Per prima ha preso la parola Nadia El Barrami, consigliere comunale del Pd di Sassuolo, di origine evidentemente straniera.
«Noi siamo qui non solo per l'emozione suscitata dall'attentato di Parigi, ma per dire no alla violenza di tutte le guerre: attualmente ci sono 25 paesi in guerra. Solo in Africa ci sono 150 milizie ribelli e separatiste. Si combatte in Libia, Tunisia, Centrafrica, Mali, Congo, Somalia, Sudan, Uganda; poi nel medioriente, a Gaza, in Iraq, in Siria, poi in Afghanistan, in alcune zone dell'India, in Pakistan. Manifestiamo per la fine di tutte le guerre e della crudeltà umana. Dopo un minuto di silenzio per tutte le vittime, hanno preso la parola rappresentanti della comunità musulmana: «Come donna – ha commentato Souad Sbai – dico no alla violenza in ogni forma, al terrorismo e agli atti vigliacchi che mettono in pericolo tutti indistintamente, anzi per primi i musulmani stessi. La diversità deve essere ricchezza, lo scontro di culture è solo aberrante, nessuna è superiore a un'altra, sono solo diverse. Per ogni religione, compresa la mia, l'omicidio è il peggiore dei peccati e quindi stasera voglio dire forte “not in my name” per le violenze che accadono nel mondo».
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