«Il rischio mi carica e lo show è fantastico»
Il giovane campione aveva confessato amore e emozioni per questo sport in una lunga intervista
CAMPOGALLIANO. Un amore quasi inspiegabile a parole, ma che si esprimeva bene con le evoluzioni compiute su quella motoc che poi si è rivelata fatale. Kevin era cresciuto con il sogno di stare sulla moto e di questa passione aveva fatto la sua professione con un mix di adrenalina e tecnica.
In una delle tante interviste, rilasciata a Mediaset per cui il campione di free style conduceva anche “Born to jump”, all’interno di “Born to ride”, su Italia 2, Kevin racconta la sua forte, fortissima vocazione per le due ruote.
Il giovane descrive il Daboot team, con il quale si esibiva, come una grande famiglia, nella quale crescere. Qualcosa che va molto oltre le evoluzioni sulla moto, per quanto complesse possano apparire ai neofiti. Uno stile di vita, quindi, condiviso da altri che sono considerati alla stregua di fratelli.
«La moto non è solo competizione ma a volte è anche puro spettacolo – ha detto il free styler 24enne in quell’occasione – è veramente fantastico stare in questo team. Si tratta di un sogno che avevo già da piccolo. Ed ora sono contento di portare in alto il livello di questa disciplina anche per i giovanissimi. Il pubblico è tanto e gli show sono da paura». Kevin descriveva così la bellezza del free style, prendendo spunto dal significato letterale dell’espressione stessa. Essere liberi dagli schemi è la parola d’ordine.
“Lo skate e lo snowboard si avvicinano molto. Tutto ciò che è free style è bello, è sentirsi liberi ed è da paura – diceva nell’intervista - Cerchiamo di realizzare uno show diverso. Vogliamo creare qualcosa di nuovo. Quando ci sono tanti rider che saltano tutti insieme, la gente rimane sconvolta, e noi ci gasiamo il doppio».
Nell’intervista si ammette che il free style si amalgama con musica, abbigliamento, tecnica e forma fisica, ma anche un pizzico di rischio.
«Il team di free style è anche una grande famiglia – concludeva il 24enne - Si sa che il rischio c’è, bisogna sempre fare le cose più in sicurezza possibile. Io ho iniziato grazie a Daboot perché ha creato una scuola apposta, una struttura che non credo sia mai esistita nemmeno in Europa. La cosa più importante è partire in sicurezza con strutture adatte, perchè non si scherza».
Concetti che ricorrono spesso anche nei numerosi messaggi lasciati a Kevin sulla sua pagina facebook dagli amici che coltivano la sua stessa passione. Ricordi di momenti trascorsi insieme sulle piste, consegnati alla memoria come esperienze indimenticabili.
E ieri, tanti l’hanno voluto salutare, con messaggi commossi e ancora ammirati per quei voli... da paura. (s. arbizzi)
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