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Sacca, quel progetto che non è mai decollato

di Marcello Radighieri
Sacca, quel progetto che non è mai decollato

Gli esercenti chiesero la possibilità di inserire nuove attività per fare in modo che il centro diventasse attrattivo: «Nessuna risposta, ci hanno abbandonato»

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Quando ha aperto i battenti rappresentava una «novità». Mentre ora, a distanza di trenta e passa anni, appare «superato».

Il Centro commerciale Sacca è un tipico esempio di quei “centri di quartiere” sorti a Modena tra gli anni ’80 e ’90. Una struttura a due piani che ospita, attualmente, una quindicina di negozi. Buona parte dei quali si trova ora a dover fare i conti con la crisi economica. Chiariamo: la zona, da questo punto di vista, non è mai stata troppo movimentata. Me negli ultimi anni la situazione è inevitabilmente peggiorata, e il giro è «parecchio diminuito».

E se alcune attività sembrano tutto sommato “tenere”, altre «sono in palese sofferenza». A testimoniare che la situazione «è decisamente peggiorata col tempo» sono gli stessi esercenti, specie quelli che sono lì «da una vita».

Come Angela Montanari, titolare insieme al marito del negozio di elettrodomestici “Brandoli”.

«Quando è stato aperto questo era un centro innovativo. Di strutture così non ce n’erano molte in città». «Era – commenta Maria Teresa Caliumi – un centro commerciale con un certo valore». Una struttura “di servizio” per il quartiere, particolarmente utile soprattutto per gli anziani. Col tempo, però, sembra aver perso gran parte della sua capacità attrattiva, tanto che diversi esercenti hanno già levato le tende. Le attività risultano in gran parte confinate al piano terreno. Al livello superiore, di giorno, le saracinesche rimangono chiuse, ad eccezione di una pizzeria e di altre due attività.

L’annunciata apertura del nuovo Esselunga di via Canaletto, in questo senso, non può che alimentare preoccupazioni. Mentre qualcuno spiega che la novità «allo stesso tempo spaventa tutto e nessuno», altri confermano qualche timore. L’unica nota positiva, al momento, riguarda il degrado. Se in altre zone di Modena la crisi della rete commerciale si accompagna all’avanzare della criminalità, qui la situazione sembra diversa, o almeno viene percepita tale. «Paradossalmente avevamo molti più preoccupazioni anni fa rispetto ad ora».

In generale, comunque, non si tratta di un problema “confinato” alla Sacca, che avvolge questo centro commerciale in particolare. Semplicemente, «è cambiato il mondo». Piuttosto, la questione andrebbe inserita nel più complesso contesto di crisi dei piccoli esercenti. Ne è convinta, ad esempio, la stessa Caliumi, che se la prende con le recenti liberalizzazioni. «Non c’è più una regola. Dopo queste aperture continue, anche festive, la situazione è peggiorata. Una volta, almeno, c’era un minimo di pianificazione. La verità è che in giro ci sono troppe attività, c’è un eccesso di offerta. Ed è così dappertutto». Diventa di conseguenza anche difficile avanzare qualche richiesta al Comune. Se c’è chi propone timidamente qualche miglioria al centro commerciale, soprattutto in termini di arredi, c’è anche chi crede che, in fondo, «non manchi nulla».

O ancora chi, come Antonella Bonfatti, spiega che «della struttura ce ne occupiamo già abbastanza noi» e che se l’Amministrazione volesse davvero dare una mano dovrebbe piuttosto abbassare la pressione fiscale. «Si lavora la metà della metà di prima e le tasse sono aumentate» Qualcuno, però, si spinge oltre. «Quello che noi vorremmo dal Comune? Che fosse più partecipe» risponde in merito Lara Gualtiero. «Magari impegnandosi un po’ di più ad inserire attività commerciali, capaci di portare un servizio al quartiere e di attirare un po’ di persone».

Ad esempio – le fa eco Diomira Garuti – un edicola, una farmacia. Qualcosa che possa creare del movimento». Con il passare del tempo, infatti, molti negozi hanno cambiato destinazione d’uso. In effetti, i negozi “sfitti” sono relativamente pochi. Alcuni, però, lavorano solo di notte – ad esempio i forni – e il risultato è che la struttura è sempre meno frequentata. Certo, la crisi c’è, e si lavora sempre meno. Ma questo, secondo alcuni commercianti, rimane «uno dei migliori centri di vicinato di Modena». Che però ora necessità di attività che diano «una nuova vitalità». Anche per questo pochi anni fa era stato presentato un piano di ampliamento, da realizzare nell’adiacente parchetto giochi. Il Comune, però, non sarebbe venuto incontro alle richieste dei commercianti, e il progetto è rapidamente finito nel cassetto. «Non ci hanno dato – spiegano – la possibilità di inserire nuovi negozi».

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