Tra entusiasmo e rassegnazione
Qualche commerciante chiuderà, altri hanno coraggio ma la strada è lunga
C’è chi chiuderà fra qualche mese, sentendosi abbandonato dalle istituzioni ed esasperato per la raffica di spese, a fronte di guadagni risicati. E c’è chi, invece, sta ricominciando a riprendere vigore, giorno dopo giorno, riscoprendo quel centro che era stato costretto ad abbandonare a causa delle tremende scosse del maggio 2012. I commercianti del centro hanno pareri diversi sul ritorno nel cuore della città dopo il sisma.
«A cinque mesi dal terremoto siamo entrati in questa sede - spiega Nicoletta Battaglia dell’omonima merceria di piazza Costituente - siamo rimasti sotto le tende quattro mesi dopo il sisma. Abbiamo mantenuto i nostri clienti anche se, quando ci siamo trasferiti in piazza, c’è voluto circa un anno perché la gente si abituasse. Ci sono voluti tempo e pazienza. Abbiamo inventato iniziative di tutti i tipi per attrarre l’attenzione».
Meno ottimiste sono Roberta Modena ed Elisa Vignato di Club Jeans, pochi metri più in là. «All’inizio, quando i negozi hanno ricominciato a riaprire in centro, c’era più entusiasmo - commentano Roberta ed Elisa - ora la situazione è un po’ scoraggiante. Bisogna che la gente ritorni in centro».
E i contributi molte volte non sono sufficienti a coprire le spese che ha generato il terremoto. «Sono rimasta fuori dal negozio per due anni - racconta Elisa Giobbi del bar Giori Cafè - ho ricevuto un contributo per la delocalizzazione di circa 13mila euro, ma quando ho dovuto trasferirmi ho affittato un container che mi costava 800 euro al mese. Moltiplicato per due anni dà molto di più di 13mila euro».
Combattiva, ma esausta per gli sforzi fatti per tenere aperto il negozio in questi anni, Loretta Severi, titolare di una merceria alla Galleria del Popolo, chiuderà la serranda a maggio. Il profondo dispiacere per questa scelta glielo si legge negli occhi, che si illuminano quando parla del suo lavoro e della sua speranza che da un momento all’altro succedesse qualcosa che invertisse quella tendenza negativa negli affari che si è innescata in quel punto del centro storico. «In un anno ho incassato 12mila euro lordi e ho dovuto prendere soldi dalla mia pensione per pagare le spese - sottolinea Loretta - a parte i primi aiuti, siamo stati abbandonati. Io chiuderò a malincuore il negozio in maggio».
Poco più in là si dicono invece soddisfatti Sergio e Maria Vincenzi dell’edicola Vincenzi. «Noi siamo ritornati qui dopo sei mesi fuori - commenta Sergio - non ci possiamo lamentare anche se a Mirandola ci sono molte case vuote». (s.a.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
