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«Anziani, servono fondi per garantire il servizio»

di Daniele Montanari
«Anziani, servono fondi per garantire il servizio»

Pavullo. L’appello del Centro servizi “Francesco e Chiara” di padre Sebastiano: «Occorrono più posti letto accreditati, puntiamo anche al servizio domiciliare»

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PAVULLO. È stato protagonista anche su Tv 2000 in questi giorni con la puntata dedicata ai nonni che ha visto una troupe qui per documentare l'attività e Padre Sebastiano, ideatore e anima di tutto, in collegamento dagli studi di Roma. Il Centro servizi per la terza età “Francesco e Chiara” rappresenta sempre più un modello assistenziale per la speciale combinazione di elementi umani e strutturali che ne fanno qualcosa che va oltre la casa per anziani. Ci sono le camere con 75 posti letto, il centro diurno per una ventina di persone, l'auditorium, la palestra, gli ambulatori e l'attigua palazzina con 17 appartamentini che danno indipendenza agli ospiti autonomi. Poi il Giardino Alzheimer, la grotta di Lourdes a fianco, l'ospedale a pochi metri così come il convento dei frati e il parco che lascia immersi nel verde a due passi dal centro. Ma ci sono soprattutto le persone che portano avanti una mission: fare sentire l'anziano non un peso ma parte viva della comunità, con molteplici iniziative. Il 5 maggio si festeggeranno i 18 anni a Pavullo, tra tanta strada fatta e tanta voglia di fare ancora di più per il futuro. «Oggi in tutto il complesso ospitiamo 115 anziani – spiega Rino Bellori, che insieme a Federica Cerri amministra la struttura per conto dell'impresa sociale Francesco e Chiara srl – assistiti da una settantina tra operatori e volontari. Se siamo arrivati a queste dimensioni, è grazie al modello proposto, quello della coproduzione nei servizi alla persona, secondo cui il fruitore contribuisce alla realizzazione d'opera. Non è più un utente passivo: è ciò che avviene da anni in Germania ed è in questa direzione che ora si muove anche l'Italia con la riforma del welfare». Zero contributi pubblici dunque, diventando struttura di indiscussa eccellenza. Ma con la difficoltà connessa nel creare equilibrio finanziario: «I nostri bilanci sono sempre in bilico sul rosso – osserva – considerando anche che ormai abbiamo quasi 1,6 milioni di spese di personale. Nonostante questo, manteniamo la retta ben al di sotto dei 100 euro fissati come parametro dalla Regione, però oggi abbiamo bisogno di vederci riconoscere più posti letto in accreditamento, per accedere ai fondi sanitari. Al di fuori del centro diurno, ne abbiamo solo 14: non chiediamo molto, solo qualcosa in più per continuare a garantire questi standard». Una richiesta che fa perno in particolare sulla specializzazione raggiunta dal centro, unico nel Frignano, nell'assistenza agli anziani con gravi demenze e disturbi comportamentali: «Negli ultimi dieci anni – sottolinea Stefania Tiberti, direttrice del centro – abbiamo formato personale perché si occupi specificatamente di questi problemi, che creano gravi disagi alle famiglie. Ma ci siamo accorti che c'è anche una grossa necessità di supporto domiciliare e vorremmo proporre di incrementare in questo il nostro servizio. Crediamo che sarebbe un aiuto importante, anche a livello formativo, per familiari e badanti e speriamo nella sensibilità delle istituzioni».

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