Morì al Policlinico: due patteggiamenti
Si è concluso con due patteggiamenti davanti al Gup Bruno Giangiacomo il processo sulla morte di Maxim Vatavu, 16enne che la mattina del 24 maggio 2013 si sentì male dopo aver assunto ecstasy in casa...
Si è concluso con due patteggiamenti davanti al Gup Bruno Giangiacomo il processo sulla morte di Maxim Vatavu, 16enne che la mattina del 24 maggio 2013 si sentì male dopo aver assunto ecstasy in casa a Bologna e poi morì al Policlinico di Modena il 27, nonostante i medici avessero tentato di salvarlo con un trapianto di fegato.
Nel mirino dell’inchiesta del Pm Francesco Caleca erano finiti uno spacciatore che aveva ceduto la dose letale e l’amico di Vatavu, all’epoca appena 18enne, che l’aveva comprata e poi offerta al ragazzo. Il primo, 25 anni, italiano, ha patteggiato un anno e quattro mesi per la violazione delle norme sugli stupefacenti, il secondo un anno e sei mesi, anche per omicidio colposo.
Inizialmente l’amico aveva riferito di aver acquistato la droga insieme alla vittima, ma un confronto tra i due indagati ha consentito di arrivare ad una diversa ricostruzione dei fatti. Il 18enne ha anche dichiarato che non era la prima volta che assumeva ecstasy e che l’aveva assunta in un centro sociale e che l’utilizzava per “caricarsi” in occasione di manifestazioni.
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