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Start-up, senza contributi 4 su 10 non vanno avanti

di Gabriele Farina
Start-up, senza contributi 4 su 10 non vanno avanti

Formigine. Convegno al castello per incentivare nuove imprese giovanili L’assessore Bizzini: «Occorre prevedere il giusto supporto alle idee migliori»

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FORMIGINE. Il 40-50% delle start-up che non ottengono finanziamenti non riesce ad andare avanti ed è costretto a chiudere, mentre la percentuale si abbassa moltissimo quando intervengono fondi e contributi. È il quadro che emerge relativamente alle “giovani” imprese per l’anno appena trascorso. E proprio sulla base di questi dati e queste analisi che l’amministrazione comunale di Formigine organizza giovedì prossimo al Castello il convegno “Startup - Opportunità e futuro”. Nella sala consiliare, dalle 17 in poi, si susseguiranno interventi per approfondire una realtà - quella delle start-up appunto - spesso ignorata. «A volte parli con gli imprenditori e non sanno cosa siano - ha spiegato Corrado Bizzini, assessore alle Attività produttive e Startup - è un meccanismo che in pochi considerano. Occorre accorciare il gap e andare in direzione del lavoro». I destinatari dell’incontro sono anche i giovani. Secondo dati dell’Istat oltre quattro su dieci non lavorano. «Per loro è uno stimolo in più - ha ripreso Bizzini - devono essere curiosi e non tenere le idee nel cassetto. È da un’idea che nasce un’azienda». Oggi per far partire un’azienda si usa un nome inglese, ma l’innovazione è sempre stato l’elemento comune di chi intende scommettere su se stesso. «Enzo Ferrari è un imprenditore che ha fatto il suo motore - ha aggiunto l’assessore - per correre con la sua macchina. Aveva l’idea, la passione, ha chiesto soldi in prestito, ora la Ferrari è il primo brand conosciuto al mondo. Tanti imprenditori dagli anni Sessanta avevano un “acceleratore”. La start-up si chiamava in modo diverso, non c’era il supporto che c’è adesso. Non bisogna dare niente per scontato e non sedersi, nonostante le difficoltà. Un incontro non risolve il problema della disoccupazione, ma spiega a giovani e meno giovani che le possibilità ci sono». Nonostante la crisi, le opportunità non mancano. «Ora i giovani ne hanno di più - ha ribadito Bizzini - le loro idee vengono valutate in base al mercato. Gli incubatori o mentori possono dire loro che magari in un anno l’innovazione sarà già finita. Ci possono essere investitori che credono nella loro idea. C’è il supporto economico degli istituti di credito, ci sono i fondi di garanzia, c’è la parte fiscale. Si fanno business plan con progetti a scadenza». Non sempre tutto va per il verso giusto e trovare un accordo con potenziali finanziatori può fare la differenza. «Se l’idea non ha funzionato a volte si chiude. I dati dell’anno scorso mostrano che c’è una percentuale alta di start-up non finanziate che non ce la fa. Si attesta tra il 40 e il 50%. Con finanziamenti e investitori privati regge facilmente. Crediamo tantissimo nelle start-up: abbiamo anche individuato uno stabile per gli incontri con gli incubatori, siamo in fase di progetto».

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