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Come per il terremoto

Enrico Grazioli

 Un anno fa una fetta della provincia di Modena andò sott’acqua, scoprendo che il terremoto non era bastato a saldare il proprio debito con la sciagura e di lì a poco sarebbe...

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Un anno fa una fetta della provincia di Modena andò sott’acqua, scoprendo che il terremoto non era bastato a saldare il proprio debito con la sciagura e di lì a poco sarebbe arrivata anche la tromba d’aria... La furia del fiume, gonfio di incuria e pessime abitudini quanto di piogge, sommergeva paesi e campagne, travolto un argine e fatti tremare numerosi altri. Come per il terremoto, Modena non ha versato lacrime ma ha asciugato strade, case e capannoni. E ha combattuto: per ottenere i fondi necessari a una ricostruzione fatta di migliaia di piccoli o meno piccoli interventi; per rimettere la cura del territorio a un gradino accettabile nella scala di priorità di chi governa. Non è stato facile. Come per il terremoto. Ma se guardiamo, sulle pagine e sul sito della nostra Gazzetta, le foto a confronto a distanza di 12 mesi, se ragioniamo sulle cifre dai danni e delle cure già approntate, vediamo che argine è stato di nuovo fatto, ferme restando alcune crepe. Con l’impegno di tutti, cittadini e istituzioni, con l’umiltà, la perseveranza e anche l’ingegno nel trovare soluzioni praticabili oltre ogni ostacolo, dalla burocrazia alla sordità di certi Palazzi. Rimangono, forse si allargano, quelle che riguardano in generale la sicurezza dell’intero Paese: dal punto di vista idrogeologico e della preparazione ad affrontare e rimediare eventi disastrosi. I casi recenti della Liguria e della Toscana ci confermano che l’avvertimento, se non l’esempio, giunto da Modena non è servito. Come per il terremoto, sì. I piani per rinforzare le difese, che qui sotto pressione sono comunque partiti, altrove restano lettera morta. E i soldi per risarcire e rimettere a nuovo laddove dovesse succedere (e succederà, purtroppo...) ancora non ci sono: perché investire sulla prevenzione continua a non sembrare un’occasione per migliorare le nostre condizioni di vita, creando inoltre lavoro; perché non sono previsti o immaginati da chi compila i bilanci di questa bizzarra Italia stratempi e ingiurie del destino. Preferiscono restare con il naso (sempre più lungo) all’insù: sperando che il vento allontani le nubi, il massimo che riescono a fare.

@engraz

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