I giudici: «Quelli non saranno mai chioschi»
Le motivazioni dell’ordinanza che respinge il dissequestro: sono opere comunque incompatibili
«Il Rue definisce chiosco un piccolo padiglione indipendente con funzioni particolari, avente il perimetro aperto. Le strutture in oggetto, anche se a seguito dell’approvazione di un nuovo progetto, sono concepite come strutture chiuse, onde consentire l’accesso agli avventori in tutte le stagioni. La modifica del... Rue, che consente comunque l’introduzione nei parchi e nelle ville di interesse storico di strutture, tra le quali esemplificativamente sono indicati i chioschi, per ragioni di pubblica sicurezza e per consentire una migliore fruizione dei beni da parte dell’intera collettività, non renderebbe quindi legittimo l’inserimento nel parco delle costruzioni progettate».
Sono le parole dell’ordinanza della sezione del riesame del Tribunale di Modena, quella che ha confermato il sequestro dei chioschi.
Come noto, contro questa ordinanza il Comune ha già annunciato ricorso in Cassazione, interpretandola in chiave quasi... positiva.
Ma la valutazione con cui il presidente estensore, il giudice Cristina Bellentani, valuta la situazione non lascia in questa fase alcuno scampo al progetto adottato dal Comune. Perché in sostanza le strutture con o senza cemento che la Giunta vorrebbe mettere nel parco tutelato delle Rimembranze non sono chioschi, e quindi lì non ci possono stare.
Per la verità il Tribunale riconosce quello che è noto: «Indubbiamente il progetto, così come recentemente modificato si caratterizza per un minore impatto ambientale rispetto alla precedente versione (sono diminuiti il numero dei chioschi, è mutato il materiale delle colonne di sostegno, è stata prevista l’introduzione di materiali permeabili per le aree pertinenziali)».
Ma il Tribunale sostiene di non avere elementi per escludere che «la realizzazione di detto progetto non integrerebbe comunque un reato urbanistico, non stravolgerebbe la destinazione del parco e non danneggerebbe detto bene».
«Infatti - si ribadisce in un altro passaggio nel provvedimento - le strutture previste dal nuovo progetto manterrebbero pur sempre delle caratteristiche incompatibili...». Perché appunto, come spiegato poi dai giudici, i chioschi... non sono chioschi.
L’altro passaggio che il Comune ha valutato come positivo è che per il Tribunale non sia illegittima l’adozione della nuova proposta - quella ritenuta comunque illegittima - perché adottata dalla giunta comunale e non dal consiglio comunale, come invece aveva teorizzato il giudice che ha respinto la prima richiesta di dissequestro del Comune.
Ma a bocciare quel progetto c’è dell’altro: il nuovo progetto del Comune, quello più leggero, non è comunque legittimo in quanto manca il benestare della Soprintendenza.
Il Comune in questo aspetto si era difeso affermando che se per un progetto più impattante c’era stato l’ok della Soprintendenza (come noto due funzionari della Soprintendenza sono finiti però sotto inchiesta), poteva ritenersi acquisito un nuovo ok per un progetto meno impattante.
Ma il Tribunale del riesame non la pensa affatto così: «È necessario che il nuovo progetto riceva il benestare della Soprintendenza», sancisce sul punto l’ordinanza.
Nella quale poi si rende giustizia, o chiarezza, su uno degli argomenti che erano stati adottati con tanta enfasi a suo tempo, ovvero che c’era il parere al dissequestro del pm che conduce le indagini, dottoressa Claudia Natalini.
La stessa che peraltro nei giorni scorsi, dopo aver notificato l’avviso di fine indagini e conseguentemente interrogato gli indagati, ha comunque deciso di archiviare alcune posizioni e alcuni reati.
Ebbene, chiarisce il riesame il pm aveva espresso parere favorevole «subordinatamente alla demolizione dei manufatti insistenti sull’area».
Come dire: se avessero spazzato via tutto il cemento (sopra e sotto) ovvio che il pubblico ministero avrebbe dissequestrato: non c’era più nulla da tenere sequestrato.
Ma è altrettanto noto che questa pulizia totale dal cemento nel Parco il Comune per ora non sembra proprio volerla fare. (ase)
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