Un’inchiesta “segreta” sull’ex questura
Esposti, accertamenti di polizia giudiziaria e denunce, ma resta il silenzio sui 39 garages costruiti sotto al parco tutelato
Come si può giustificare una inchiesta sul “parco di sopra”, quando nessuna rilevanza ha assurto l’inchiesta sul “parco di sotto”?
È la domanda che aleggia da alcuni giorni. Da quando la Procura della Repubblica ha notificato l’avviso di fine indagini - e che indagini - sui chioschi del Parco delle Rimembranze, dedicandosi poi all’interrogatorio dei tanti indagati, alla stesura di una richiesta parziale di archiviazione che lascia intendere, per i reati e le persone indagate non “archiviati”, una imminente richiesta di rinvio a giudizio.
Perché, a suo tempo, una identica denuncia era stata presentata da Italia Nostra. Denuncia su una tematica poi rilanciata lo scorso anno dall’ingegner Gateano Galli, con l’annuncio di un parallelo esposto alla Corte dei Conti.
Parliamo dei lavori eseguiti all’ex questura di Modena, Palazzo Bonacini Sandonnini, 4mila metri quadrati, di cui 22 metri quadri di altane, 2334 metri di abitazioni e 1448 metri di uffici. Già, perché come denunciato a suo tempo i garages sotterranei del Palazzo sono stati realizzati sotto una parte del parco delle Rimembranze, ovvero l’area tra il palazzo stesso e la strada. La tesi prima di Italia Nostra poi di Galli era la seguente: costruire 39 garages sotterranei ad uso privato dei proprietari del palazzo sotto al parco tutelato è sostanzialmente un abuso edilizio.
Per quella tesi Gaetano Galli, scomparso l’altro giorno, era stato querelato, in quanto il progettista aveva replicato tra l’altro di avere tutte le autorizzazioni necessarie. Tanto che, con una fretta che oggi stride con la puntigliosità dell’inchiesta sui chioschi, l’esposto di Italia Nostra era stato prontamente avviato all’archiviazione. Contro quella archiviazione Italia Nostra aveva presentato ricorso. Ma per una questione di cavilli l’esposto non è più stato... riesumato.
«Sui lavori a Palazzo Bonacini Sandonnini che vennero concessi dal Comune nel dicembre 2005 - aveva rilanciato Galli nella scorsa primavera - i problemi sono la costruzione dei garage sotterranei e la realizzazione del giardino davanti al condominio della banca. Quest'ultimo è stato realizzato distruggendo una parte del parco delle Rimembranze, un parco storico che tra l'altro era già stato vincolato alcuni mesi prima della concessione, nel 2005».
Sui garages concessi ai privati proprietari degli appartamenti e alla banca che è ospitata nel palazzo - che invece è fuori dall’area del Parco - Galli sosteneva «un cospicuo danno erariale in considerazione del bassissimo canone per la concessione in uso per trent’anni dei garage. Siamo a un valore di appena 22,7 euro l'uno al mese».
Evidentemente quelle dichiarazioni, oltre a fruttare all’ambientalista deceduto l’annuncio di una querela da parte del progettista (un conosciutissimo professionista modenese), devono avere sollecitato la curiosità della polizia giudiziaria.
Tanto che da alcuni giorni si rincorre in Procura la voce di una inchiesta parallela, peraltro già conclusa qualche tempo fa con tanto di denunce. Inchiesta parallela a quella dei chioschi, perché fondata sugli stessi motivi. Ovvero che se c’è un abuso sopra - per di più partendo da strutture già esistenti quali i chioschi che si vorrebbe moltiplicare, cementare e ampliare - a maggior ragione c’è un abuso di sotto, laddove con scavi e lavori imponenti sono stati realizzati dal nulla i famosi trentanove garages.
Sembrerebbe logico, ma qualche motivo deve avere trattenuto l’inchiesta dalla notorietà, e probabilmente dagli sviluppi che ha avuto l’inchiesta sul parco di sopra. Ad esempio, che se fai un abuso sopra si vede, e sotto no, non si vede. Oppure non vale come abuso. Ma, al di là della logica, spulciando la giurisprudenza ci sono argomentazioni che invece sembrano proprio equiparare le due situazioni. Logico poi dedurre che l’inchiesta avrà vagliato le affermazioni del progettista, ovvero che c’erano tutti i permessi. Concludendo - chissà - che non c’erano proprio tutti.
Oppure che se anche c’erano sono come quelli rilasciati ai chioschi del Parco, non così inattaccabili. Altrimenti non si spiega perché si parli anche in relazione alla seconda inchiesta - quella di sotto, rimasta sconosciuta - di reati urbanistici. E se ci sono dei reati urbanistici la legge dice che vanno indagati almeno in tre: costruttore, progettista, committente.
A salvare i quali potrebbe - come accade in Italia - intervenire la famigerata prescrizione. Ma con una domanda: la prescrizione scatta quando finiscono i lavori o quando il reato si interrompe? E se i garages sono ancora lì, come si può affermare che la prescrizione sia scattata a fine lavori? E, al di là di tutto, come si può raccontare ai costruttori dei chioschi che loro invece i chioschi al cemento li debbono abbattere?
Alberto Setti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
