Gazzetta di Modena

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Chioschi, abuso edilizio sui Viali sei indagati rinviati a giudizio

di Alberto Setti
Chioschi, abuso edilizio sui Viali sei indagati rinviati a giudizio

L’accusa più pesante per i due dirigenti dell’Urbanistica Stancari e Villanti che firmarono le carte Imputati anche gli ex assessori Sitta e Prampolini e le dirigenti della Soprintendenza Polidori e Grifoni

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Sono sei gli imputati per gli abusi edilizi dei chioschi, gli ex assessori Sitta e Prampolini, i soprintendenti Polidori e Grifoni, i tecnici comunali Stancari e Villanti. Lo ha deciso il pubblico ministero che ha condotto l’inchiesta, dottoressa Claudia Natalini, con un atto di citazione diretta a giudizio che fissa la prima udienza a settembre. E che mette un freno a certi ottimismi, o forse semplici tentativi di spostare un po’ più in là la scottante questione, anche sul piano mediatico, diffusi ad arte nei giorni scorsi.

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IL TESTIMONE. Nel decreto che fissa il giudizio, firmato la scorsa settimana, viene citato quale testimone al processo anche l’ingegner Gateano Galli, che purtroppo si è spento in ospedale poche ore dopo la firma del documento. Galli non ha potuto vedere concretizzato l’impegno civile per il quale si è battuto per mesi, spesso controcorrente, su una vicenda così complessa. Senza di lui i giganteschi chioschi al cemento probabilmente ora sarebbero cosa non solo fatta ma ben avviata. Come non ha potuto sapere dell’altra inchiesta analoga, rimasta nell’ombra, quella sull’ex Questura, per la costruzione dei 39 garages sotto allo stesso parco tutelato delle Rimembranze. Una vicenda, anche questa, sollevata da Galli non senza problemi personali, per le minacce di azioni legali che ne erano derivate.

I rinvii a giudizio sul caso chioschi erano peraltro nell’aria, da quando lo stesso sostituto procuratore aveva chiesto l’archiviazione per alcuni degli indagati, tra cui l’ex-sindaco Pighi, e per alcuni dei reati che erano stati iscritti nel corso delle indagini. Di quel provvedimento di archiviazione è stata data adeguata diffusione. Del connesso rinvio a giudizio invece per niente, anzi.

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LE ACCUSE. Per Giovanni Villanti, 68 anni, dirigente in pensione del settore Pianificazione territoriale e trasformazione urbanistica del Comune, e per Marco Stancari, 58 anni, dirigente del settore Pianificazione territoriale e poi all’Urbanistica, l’accusa è di avere agito in concorso per la violazione dell’articolo 44 del decreto 380 del 2001.

Il primo (Villanti) “venendo meno al dovere di diligenza”, per avere certificato il famigerato Piano di riqualificazione urbanistica e valorizzazione commerciale del parco delle rimembranze, tutelato dalla legge del 2004 e dal decreto ministeriale del 2005.

Il secondo (Stancari), subentrato al primo, viene inoltre considerato dal pm il “committente di fatto dei lavori” ed è accusato anche di avere rilasciato i permessi di costruire i famosi manufatti inamovibili. “Interventi licenziati - questa l’imputazione - con atti amministrativi (permessi a costruire) illegittimi, poichè rilasciati in palese contrasto con le norme tecniche coordinate” del Psc, Poc e Rue del Comune di Modena, per ragioni che poi lo stesso decreto di citazione a giudizio spiega nei dettagli.

C’è poi un’altra imputazione che riguarda tutti e sei, inclusi quindi Paola Grifoni, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Bologna, Reggio e Modena, e Graziella Polidori, in qualità di funzionario istruttore e responsabile del procedimento presso la stessa Soprintendenza. Quindi Daniele Sitta, 60 anni, nella qualità di assessore all’Urbanistica prima e assessore alle Politiche economiche poi con deleghe tra l’altro alla programmazione e gestione del territorio e al Centro storico, e oggi dirigente di una importante cooperativa; infine Stefano Prampolini, 54 anni, quale assessore all’epoca (siamo nel fatidico 2005) alle Politiche economiche e poi (dal 2013) al Centro storico.

Tutti e sei sono imputati di avere agito in concorso, destinando il Parco delle Rimembranze, tutelato dalle norme, “ad un uso incompatibile con la qualificazione, il carattere, la vocazione storico culturale che lo contraddistingue, nonchè ad un uso pregiudizievole per la sua conservazione e la sua integrità”.

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USO INCOMPATIBILE. In sostanza la Procura contesta quello che tra ricorsi e giudizi vari di questa fase era già emerso nelle varie valutazioni dei giudici. Ovvero che “nell’ambito del Piano di riqualificazione per la valorizzazione urbanistica e commerciale del Parco delle Mura rendevano ammissibile ed autorizzavano 7 interventi destinati ad attività di bar e somministrazione di pietanze calde al tavolo, con incrementi di superficie coperte e non, che debordavano ampiamente rispetto alle dimensioni dei chioschi preesistenti, fino al 400%”. Sul punto il Tribunale del Riesame ha già affermato che quelle strutture al cemento, nella prima devastante versione e nella seconda più edulcorata, non possono comunque essere definite chioschi, quindi il piano del Comune resta ad oggi illegitimo.

In ogni caso, ora gli imputati hanno nove mesi di tempo per contrastare questa accusa, che la Procura ha già limitato, dopo avere escluso altri reati, come l’abuso di ufficio, e altri imputati. Concentrando le responsabilità principalmente sui tecnici, piuttosto che sui politici che quella operazione non avevano - diciamo così - quantomeno disdegnato.

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