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alluvione 2014

«Mi sono svegliato e tutto intorno era coperto d’acqua»

di Gabriele Farina
«Mi sono svegliato e tutto intorno era coperto d’acqua»

Alfredo Baraldi ricorda la mattina del 19 gennaio 2014 quando a San Matteo l’argi ne del Secchia ha ceduto

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«L’acqua correva tutto intorno il mio stabilimento». Esattamente un anno fa Alfredo Baraldi si è svegliato con il Secchia in casa. La rottura dell’argine a San Matteo è avvenuta infatti a pochi metri dall’azienda di famiglia. Un luogo che diventerà il quartier generale degli interventi portati avanti da Aipo e Protezione Civile, durante la fase dell’emergenza.

«Mi sono svegliato verso le sei - ha ricordato Baraldi - c’era già l’acqua intorno. Il livello stava salendo rapidamente, dalla finestra ho visto arrivare un fiume. Verso le 8.30 siamo andati via. Lungo lo stabilimento l’acqua aveva già raggiunto l’altezza del marciapiede». Il racconto dell’uomo è stato anche pubblicato nella relazione tecnico-scientifica sulle cause del collasso. La cosiddetta commissione D’Alpaos, dal nome del professore di Padova che l’ha guidata, i cui risultati metteranno sotto accusa «tenuta degli argini» e «sistema di tane».

L’uomo ha raccontato di aver visto una breccia larga almeno tre metri, che in modo rapido si stava allargando. A raccogliere la testimonianza c’erano Luca Martelli e lo stesso Luigi D’Alpaos, presidente della commissione. «Alcune persone dopo l’alluvione hanno detto che si sarebbe potuti intervenire con gli elicotteri - ha ripreso Baraldi - e sistemare subito la rottura. In realtà non era così».

Dopo quasi un anno Baraldi è tornato sull’argine che sovrasta la sua proprietà. «Hanno aumentato lo spessore - ha raccontato guardando verso il Secchia - speriamo che ora l’argine sia a posto. La paura adesso è che cada la neve. Non c’è abbastanza freddo, quindi si scioglierebbe subito e potrebbe tornare il problema delle piene. Bisogna sperare che l’argine tenga».

Domenica 19 gennaio 2014 Baraldi è andato via per poi tornare soltanto mercoledì. «Sono tornato tre giorni dopo - ha ricordato - e ho messo a disposizione l’azienda per i lavori. Ci sono stati diversi tecnici al lavoro, tra Aipo e Protezione Civile». La falla è stata chiusa per mezzo di grossi massi. È stato un lavoro lungo, in cui è stato anche rinforzato l’argine per evitare nuovi possibili danni. Il 31 gennaio, giorno di San Geminiano, è ritornata la paura. «Ricordo che è venuto l’ex presidente della Regione Errani - ha ripreso Baraldi - c’era di nuovo un fiume nel mio stabilimento».

Nella zona a fianco dello stabilimento è tornato l’asciutto, ma dimenticare l’acqua che l’ha ricoperto è difficile. Allora si poteva camminare sull’argine quasi unicamente in fila indiana e anche per i mezzi passare era difficile. Lo sarebbe stato ancora di più se i Baraldi non avessero ospitato gli uomini della manutenzione che hanno contribuito a chiudere anche la seconda falla.

A un anno di distanza, il livello del Secchia preoccupa meno. «In zona c’era stata un’altra alluvione - ha concluso Baraldi - negli anni Sessanta. Il peggio sembra passato, dobbiamo sperare che non nevichi».

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