Autodromo di Marzaglia: indagati dirigenti comunali
Inchiesta sul bosco di Marzaglia: la Procura li ritiene autori di lottizzazione abusiva con il progettista della società Vintage
Il caso dell’autodromo di Marzaglia è definitivamente chiuso con le notifiche che la Procura sta spedendo agli indagati che ora rischiando di essere rinviati a processo con citazione diretta: si tratta di due dirigenti comunali, probabilmente gli stessi imputati per il caso dei chioschi, e del progettista della pista prove per conto della Vintage.
L’ex sindaco Giorgio Pighi è quindi completamente fuori dall’iter giudiziario: è stata chiesta l’archiviazione della sua posizione non solo per l’abuso d’ufficio, inizialmente ipotizzato, ma anche per l’abuso edilizio. Per i due dirigenti e il progettista si profila invece un’accusa di lottizzazione abusiva in base al capo C dell’articolo 44 del decreto 380 del 2001. La data del processo è ancora da fissare.
Si chiude così la tormentata vicenda delle indagini sull’autodromo di Marzaglia e il disboscamento dell’area comunale, nata dall’esposto di Italia Nostra e del Comitato cittadino per il bosco di Marzaglia.
Un caso che era stato riaperto dopo che il 17 dicembre 2013 il pm Claudia Natalini, da sempre titolare delle indagini, aveva chiesto l’archiviazione e il gip l’aveva respinta ordinando di continuare le indagini.
Le indagini sono così proseguite sotto traccia per tutto il 2014 fino a dicembre, quando sul caso si è espresso il gip Andrea Romito dopo che il pm aveva proposto l’archiviazione dell’abuso d’’ufficio a carico dell’ex sindaco sottolineando che non solo non c’era prova ma Pighi non poteva trarre ingiusto vantaggio dall’operazione né per la giunta né per la società Vintage.
Il giudice aveva però mantenuto una riserva sull’abuso edilizio rimandando indietro gli incartamenti in Procura per valutare l’estensione dell’area che doveva essere tutelata.
La versione del pm Natalini al giudice pareva «insostenibile già dal punto di vista letterale», perché il 50% di verde pubblico e 30% di verde a uso pubblico non vanno riferiti all'intera area in questione, che comprende anche l'aeroporto di Marzaglia, ma al perimetro residuale. Quindi questo 80% di verde rientra nell'area che resta esclusa dalle opere quale che sia la destinazione pubblica di questa zona verde. Per questo secondo il giudice «la violazione dello strumento urbanistico è palese».
Dunque, sulla scorta delle osservazioni del gip Romito, il pm Natalini ha considerato che se abuso c’è stato, come pare, si tratta di un atto compiuto non da amministratori ma da dirigenti tecnici che hanno dato il via libera all’operazione nonché dal progettista della società Vintage.
I dirigenti, che avevano poteri concreti in base alla Legge Bassanini, devono rispondere in proprio delle scelte fatte sul trattamento dell’area verde di Marzaglia tenendo conto del contenzioso che era in corso tra il Comune e la Vintage. Anche se ora è del tutto estraneo, l’ex sindaco dice che preferisce non commentare.
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