Fiaccole e lacrime per ricordare “Obbe” l’eroe dei bastigliesi
Corteo dalla piazza al Naviglio dove Salvioli è annegato Il fratello: «Per me è qui tra noi». Il sindaco: «Morto per noi»
BASTIGLIA. Candele, fiori e silenzio. Così circa mille bastigliesi hanno ricordato ieri l’alluvione. È passato un anno, le strade sono state ripulite da acqua e fango, ma il ricordo è ancora vivo. Affrontarlo insieme è dunque meglio, «aiutandoci, sostenendoci e consolandoci», come ha detto il sindaco, Francesca Silvestri. Un gruppo compatto ha iniziato a camminare insieme da piazza della Repubblica, di fronte al municipio. È stato un momento comunitario, non istituzionale. «Ci vogliamo stringere nel ricordo di Oberdan Salvioli - ha aggiunto Silvestri - e dell’alluvione: credo sia meno difficile così». La fiaccolata ha attraversato il centro di Bastiglia. Erano state distribuite duecentocinquanta candele, ma i partecipanti erano ben di più. Il rispettoso, assordante silenzio era interrotto a volte dalle innocenti voci di qualche bimbo. Chi è nato dopo quel giorno non può sapere ciò che è successo. Chissà se avrà però il ricordo di una sera d’inverno, in passeggino, in cui tutto il paese si è fatto forza insieme per andare avanti. Presso il canale Naviglio, tra via Attiraglio e via Albareto, sono stati deposti i fiori per Oberdan, l’unica vittima dell’alluvione. «Per me non è morto - ha raccontato il fratello Massimiliano - è sempre vivo, è come se fosse qui. Sono contento che le persone si sono riunite in suo ricordo: è molto positivo, nella tragedia». «Abbiamo sbattuto qui con il gommone - ha aggiunto Luca Ventola, amico di “Obbe”, indicando il guard-rail a sud del canale - si vedono ancora i segni. Il gommone s’è tagliato, è stata la fine. Era tutto coperto dall’acqua, la corrente era molto forte: per fare cento metri abbiamo messo un’ora. In momenti così ci sono tante emozioni e poche parole». Nel frattempo, piccoli e grandi continuavano a depositare fiori davanti al guardrail dall’altra parte e piantare candele nell’argine. Tra loro il presidente della Provincia, Gian Carlo Muzzarelli, e l’assessore regionale Palma Costi. «Dona la vita eterna al tuo figlio, Oberdan Salvioli», ha detto don Mariusz Zaras, parroco che ha sostituito don Odoardo Ballestrazzi, concludendo la preghiera collettiva. «Ha sacrificato la sua vita nel tentativo di salvarci», ha ribadito il sindaco in una sala consiliare gremita dopo la fiaccolata. Il sindaco ha ringraziato tutti i soccorritori, «compresi tutti i volontari dai Comuni terremotati». Ha poi parlato Domenico Pacifico, ex bastigliese che ha girato il documentario “All Heroes”. «In quei giorni tutti sono diventati eroi», ha spiegato il regista. È poi partito il racconto dell’evento che ha scosso di nuovo la Bassa. Se le telecamere si possono spegnere, i bastigliesi non desiderano scomparire dall’attenzione pubblica. «Dopo quanto ci è successo - ha raccontato Giuseppe Pincelli, titolare di un bar - si dovrebbe investire a Bastiglia per almeno trent’anni. Ci teniamo a rimanere in paese». (g.f.)
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