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Successo dello sciopero alla Maserati

Successo dello sciopero alla Maserati

Adesione dei lavoratori alla protesta per il premio assegnato a Grugliasco e negato a Modena

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Ad essere considerati lavoratori di serie B proprio non ci stanno. E ieri mattina i lavoratori della Maserati hanno scioperato, con tanto di presidio davanti ai cancelli di viale Ciro Menotti. Sciopero di due ore per gli aderenti alla Fim/Cisl e Uilm/Uil e quattro ore per i lavoratori di Fiom/Cgil.

Un'iniziativa di lotta motivata dalla scelta dell'azienda di escludere i lavoratori dello stabilimento modenese dal premio di 300 euro riconosciuto, invece, ai lavoratori Maserati dello stabilimento torinese di Grugliasco, dove si producono nuova Quattroporte e Ghibli.

«Nessuna macchina è stata prodotta a Modena tra le 8 e le 10 – dice il segretario provinciale della Fim/Cisl di Modena, Claudio Mattiello – A questo punto ci aspettiamo un segnale dall’azienda. È incomprensibile escludere dal premio gli oltre 800 lavoratori dello stabilimento di Modena. Invitiamo FCA a tornare sui propri passi e smetterla una volta per tutte di trattare i lavoratori modenesi di Maserati come dipendenti di serie B». Dello stesso avviso la Fiom modenese, che comunica come l'adesione allo sciopero sia stata alta: «circa l'80% degli addetti in produzione si è astenuto dal lavoro tanto che sono stati spostati operai dalle linee dell'Alfa 4C su quelle dei modelli Maserati per garantire almeno una produzione minima giornaliera a marchio Maserati». Anche alla luce dell'adesione la Fiom, invitando all'unità sindacale, chiederà «un incontro urgente con la direzione: incontro che la stessa ha già effettuato con gli altri sindacati discriminando apertamente la Fiom».

Non sono mancati interventi politici sul problema, come quello del consigliere regionale di L’Altra Emilia - Romagna, Piergiovanni Alleva: «Maserati - ha detto Alleva - a Modena ha già gravi problemi stante la forte riduzione della manodopera a parità di volumi produttivi con intensificazione di lavoro che comporta uno sfruttamento dei lavoratori. Le gratificazioni unilaterali sono consentite dalla legge ma quando vengono assegnate in via individuale invece che collettivamente configurano una pericolosa gestione paternalistica e discrezionale del salario. Comprendiamo e appoggiamo la protesta ma sottolineiamo la necessità che ogni voce salariale sia comunque contrattata collettivamente dai rappresentanti dei lavoratori».

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