Gazzetta di Modena

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Casa Fenocchi, è scontro in aula

di Daniele Montanari
Casa Fenocchi, è scontro in aula

Serra. Nel processo il progettista Vandelli si difende dalle accuse di abuso edilizio ma il Pm lo incalza

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SERRAMAZZONI. Udienza tosta quella di ieri sulla spinosa vicenda urbanistica di Casa Fenocchi, la storia della palazzina sorta al posto di un antico rustico a Ligorzano, raccontata anche da Report. Per il presunto abuso edilizio sono imputati l'ex capo dell'Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi e l'ingegner Adriano Vandelli, leader Cooprocon qui nelle vesti di progettista. Con lui, è iniziato l'esame degli imputati.

Sono state due ore intense in cui Vandelli, su invito del suo legale Pastorelli, ha ricostruito la genesi dell'intervento evidenziando subito la conflittualità tra le norme urbanistiche del Comune e quelle della Regione che – ha sostenuto – devono avere la prevalenza. La questione è centrale perché in ambito comunale viene sottolineato un valore ambientale che scema negli strumenti urbanistici superiori, con i vincoli connessi. Vandelli ha sottolineato di aver agito sempre nell'ambito di una ristrutturazione, con due progetti: prima di parziale demolizione e ricostruzione, poi di abbattimento totale. E il dibattito si è acceso sul perché dei due passaggi. Lui ha detto di essersi accorto di uno stato del rustico più critico del previsto solo quando lo ha pulito dalla vegetazione. «C'erano crepe dappertutto – ha osservato – e allora ho fatto una prova di tenuta smurando la copertura. Tolto il tetto, ho visto la situazione aggravarsi: si era al pre-collasso e a quel punto, per la sicurezza, ho ordinato l'abbattimento dei muri fino a un'altezza di due metri». Quindi, era la fine del luglio 2009, si è fermato tutto in vista del secondo permesso. Ma qui si è dibattuto: il pm infatti ha evidenziato una contraddizione perché nell'informativa inviata al Comune si parla di crollo totale e non di muri rimasti su per due metri. «È dunque un'affermazione falsa?» ha chiesto. «No, riguardandola devo dire che è incompleta» ha replicato lui. Ma di un altro aspetto si è discusso a lungo: del nuovo tetto costruito ruotato di 90 gradi rispetto a quello autorizzato. Vandelli ha ammesso l'errore, dicendo di essersene accorto solo in cantiere e non dal ricorso al Tar presentato dalla confinante Francesca Ragusa, presente ieri in aula insieme a una delegazione di Libera. E a quanto pare nessuno, neanche all'Ufficio tecnico, aveva notato la differenza. L'avvocato Di Credico per la parte civile ha quindi posto l'accento sulla migliore fruibilità di spazi così ottenuta, come evidenziato dal perito del Comune, mentre per Vandelli non c'è stato nessun vantaggio. Si approfondirà su questo ed altro il 10 febbraio con la verità, stavolta, di Tagliazucchi.

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