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Influenza, si avvicina il picco

Influenza, si avvicina il picco

Vaccinazioni sempre in calo, il numero dei modenesi costretti a letto resta nelle medie stagionali

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A grandi passi stiamo entrando nelle sei settimane di fuoco del picco dell'influenza stagionale. Da questa settimana sino alla terza di febbraio medici di famiglia e farmacisti si aspettano l’impennata di richieste per farmaci e visite.

I sintomi peggiori? Febbre attorno a 39 gradi, anche per più giorni, e forti mal di testa oltre a un senso di spossatezza. Niente di drammatico ma quanto basta per mettere a letto anche i più tifosi dell’aspirina salva-tutto che non vogliono perdere un giorno di lavoro. Per misurare la febbre agli italiani il ministero della Sanità diffonde in rete, sul sito “Influnet” , i dati aggiornati su vaccinazioni e casi registrati, anche se per le ultime settimane ovviamente mancano i dati perchè provengono dalle fonti più disparate dell’arcipelago sanitario e non sono aggiornate in tempo reale.

«Non c’è niente da fare - avverte Giovanni Casaletti, referente per l’Ausl per l’epidemia di influenza - quando arrivano i sintomi e sono così violenti non resta altro che mettersi a letto, anche per evitare problemi a chi ci sta vicino. Finora l’andamento dell’epidemia sta seguendo le previsioni. Certo che rispetto a un decennio fa, quando le vaccinazioni coprivano il 70% della popolazione oltre i 65 anni, la fascia più sensibile, anche quest’anno sarà difficile superare la metà del totale previsto. Gli ultimi anni dimostrano un calo costante, nel triennio 2011-2013 attorno dal 48 al 53%. Un guaio, anche perché viene a cadere l’effetto barriera; quando si raggiunge il 75% di vaccinati, come accadde nel 2003 - 2004, anche l’ultimo quarto della popolazione resta quasi immunizzato. Cosa è possibile fare ora? Tentare comunque il vaccino, subito, perchè in juna decina di giorni alcuni anticorpi si possono ancora sviluppare. Tra qualche giorno sarà inutile, non si arriva in tempo».

I sostenitori di questa scelta puntano il dito contro la psicosi e le polemiche seguite ai tre morti dopo la somministrazione che a novembre hanno decretato anche a Modena la sospensione della profilassi.

«È scattato un passaparola – precisa Nunzio Borelli, medico di famiglia nella Bassa e colonna portante della Finmg (Federazione Italialiana Medici) provinciale – dal giorno in cui sono state denunciati due morti in Sicilia e uno in Molise a breve distanza dalla vaccinazione. Da allora nessuno o quasi si è più rivolto a noi per la somministrazione. Per quello che mi riguarda le cifre sono presto dette L’anno scorso effettuai 240 vaccinazioni, quest'anno avevo prenotato 210 dosi ma me ne sono avanzate 60 che dovrò restituire all'Usl».

Anche in giro per la provincia la percentuale di farmaci anti-influenza avanzati o già resi oscilla attorno al 20%.

Uno smacco per tutti i medici di base che si erano dati come obbiettivo, quest’anno, la copertura del 70% della popolazione. Del resto come dar torto a priori agli scettici? A parte i falsi allarmi che hanno ingrossato i profitti delle case farmaceutiche (dall’aviaria in poi) i dati modenesi evidenziano che nel 2012-2013 i vaccinati sono crollati a 109 mila e i colpiti da influenza 62 mila, contro gli 88 mila dell’anno successivo. Gli anziani di oltre 64 anni sono la fascia più sensibile alle eventuali complicazioni polmonari, soprattutto in chi è stato fumatore. Bene, secondo le prime stime neppure la metà di loro ha varcato la soglia dell'ambulatorio per avere l'iniezione. «È un circolo vizioso – commentano gli specialisti - il ricorso massiccio ad antibiotici e farmaci aggrava la spesa per il sistema sanitario».

Saverio Cioce

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