Gazzetta di Modena

Modena

«Non dimenticherò il freddo della pistola puntata alla testa»

di Carlo Gregori
«Non dimenticherò il freddo della pistola puntata alla testa»

Processo al Clan dei Casalesi per estorsione. Drammatica testimonianza della titolare del centro estetico: «Pedinarono pure mia madre.Mi estorsero 100mila euro»

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Ma sai che tua madre sa scegliere bene le arance?» Una frase innocua può nascondere un’informazione angosciante. Lo ha raccontato ieri mattina davanti alla Prima sezione del Tribunale la titolare del centro estetico vittima del caso di estorsione che vede come imputati i più importanti esponenti sul territorio modenese del Clan dei Casalesi. Dopo l’udienza con rito abbreviato davanti al Gip di Bologna, che ha portato anche alla condanna dell’avvocato Alessandro Bitonti a 4 anni e 6 mesi di carcere, ieri con il rito ordinario erano a processo Sigismondo Di Puorto, 3 anni, considerato il luogotenente di Nicola Schiavone, e il contabile 51enne Paolo Raviola. La vittima ha raccontato che subito dopo quella telefonata anonima ha chiamato la madre che le ha detto che stava davvero scegliendo delle arance. Una pressione del clan che la taglieggiava da tempo per farle capire che non doveva interrompere i pagamenti come invece era sua ferma intenzione fare.

Questo è uno dei tanti gravi episodi che l’hanno coinvolta dopo aver accettato l’ “aiuto” di Alfonso Perrone detto ’O Pazzo, lo stesso che ha rivelato alla Dda questo episodio; Perrone fu presentato dal suo avvocato, proprio Bitonti. Per cinque mesi tra il 2008 e il 2009 l’estetista ha subito un crescendo inarrestabile di richieste di denaro che, sommate, hanno portato a un pagamento di 100mila euro. Tutto era iniziato per sistemare la faccenda con un artigiano. Ma poi i pagamenti da 500 e 1000 euro venivano fatti con regolarità. In tre casi, ha detto, anche all’avvocato Bitonti che le avrebbe anche detto: «Stai zitta, che è meglio». Ma l’estetista non è stata zitta e da lì sono nate le intimidazioni. Oltre al pedinamento della madre, anche una minaccia con pistola. «Mi hanno fatto scendere nello scantinato facendo scattare l’allarme - ha raccontato ai giudici - e nel buio mi sono sentita la canna della pistola alla tempia. Indimenticabile il freddo e del buio in quel momento; impossibile riconoscere il volto dell’estorsore. Poi un’altra minaccia che rifiuta a gran voce e la notte stessa l’incendio della centralina del negozio che la mette in ginocchio. Seguirà il fallimento.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google