Un uomo tra eccessi e rigore Ma latitano i brand modenesi
Si è conclusa a Milano la Settimana della Moda. Solo Armani e Trussardi legati al nostro territorio Dall’androginia di Gucci al minimalismo di Prada passando per la sartorialità di Corneliani e Zegna
Eccessi, essenzialità, drammi, celebrazioni. Con queste quattro parole si potrebbe descrivere sinteticamente la settimana della Moda Uomo 2015-2016 che si è conclusa ieri a Milano. Nessun brand puramente modenese sulle passerelle per il prossimo inverno, se non quelli di “adozione” come Trussardi e Giorgio Armani.
La maison del levriero si è ispirata all’anima fragile di Kurt Cobain, leader dei Nirvana, band grunge che toccò l’apice del successo negli anni ’90. T-shirt di cashmere, maglie dalle proporzioni ampie, panta di flanella al posto dei jeans e gli immancabili capispalla in pelle.
Re Giorgio presenta invece “un casual non casuale” per la sua linea Emporio Armani con giacche in morbida maglia e un mood ispirato all’abbigliamento sportivo percorso da evidenti cerniere e ideogrammi giapponesi. Eleganza urban e confortevole per la prima linea con innumerevoli riletture del blazer indossato su gilet a grafia geometrica, raramente con la camicia. Grafismi anche per Edmund Ooi, designer di origine malese ospite di Giorgio Armani, che ha fatto sfilare modelli con abiti in maglia con gonne al ginocchio di ispirazione orientale e giacche di neoprene illuminate da paillettes.
Si ritorna ad uno stile rilassato e sofisticato con Corneliani, dalle linee morbide e dai dettagli preziosi come gli ampi colli sciallati. Collezione dall’anima green quella di Ermenegildo Zegna disegnata da Stefano Pilati che ha voluto sottolineare l’importanza di creare con metodi ecosostenibili a partire dall’utilizzo di tessuti ottenuti da materiali di recupero come la plastica riciclata. Particolari i pantaloni in lana tweed con la vita alta che lasciano la caviglia scoperta pensati per muoversi agilmente in bici, così come gli zaini e i copricapi che ricordano i caschetti dei ciclisti.
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Ripulirsi dagli eccessi è invece il diktat di Donatella Versace che è voluta ripartire dall’anima della Versace simboleggiata dalla Medusa. Via i look super accessoriati, via il colore vivido e soprattutto via le stampe. Il nuovo uomo Versace ama la sartorialità e la maglia lavorata a punto grosso: calda e pratica. Bottega Veneta porta in passerella artisti stralunati dai pantaloni di cashmere double face ai maxi cappotti dalle tinte magistralmente assemblate da Tomas Maier. Quasi lo stesso mood da Salvatore Ferragamo disegnata da Massimiliano Giornetti: le sue creature sembrano muoversi in un bosco incantato con addosso cappotti di maglia grossa decorati con animali e accessoriati di sciarpe dalle lunghezze chilometriche.
Scialli e sciarpone anche da Missoni la cui collezione è ispirata ai viaggiatori transiberiani. Sovrapposizioni, come è usuale per la maison, così come i cappotti formali realizzati con lo zig zag tipico del brand. Prada, invece, sovverte tutto e propone una collezione molto minimalista, total black, priva di eccessi se non nell’uso del nylon. La camicia sembra quella delle divise dei college britannici, ma molto più rigorosa e trasportata nel futuro per un’estetica estremamente moderna forse un po’ troppo concettuale.
Dopo lo scossone che ha allontanato Frida Giannini a una sola settimana dalla sfilata, c’era una grandissima attesa attorno a Gucci. Il cambiamento è stato radicale e forte con modelli dall’identità sessuale indefinita vestiti con camicie dal sapore Bohémienne con jabot e volant, pantaloni morbidi e sandali francescani in cocco foderati in volpe o visone.
A prendersi l’onore e l’onore è Alessandro Michele, uscito assieme a tutto l’ufficio stile. Ancora estetica e mood anni ’90 per MSGM, la decade di riferimento per Massimo Giorgetti, che per la prima volta accantona le stampe che hanno finora caratterizzato il suo stile per presentare una collezione più sobria dal punto di vista cromatico. L’ispirazione: le copertine dei dischi dei Chemical brothers e dei Beastie boys con robottini e razzi. Ermanno Scervino presenta un dandy contemporaneo che indossa shearling rovesciati, camicie in cotone peso flanella con interventi di micro cristalli, pantaloni con volumi asciutti con quel sapore rock/romantico che contraddistingue il marchio fiorentino.
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