Zona Musicisti, il commercio si spegne
Grido d’allarme degli operatori: «Proviamo a resistere, ma è dura: il Comune non fa nulla per piccole realtà come la nostra»
di Gina Paradiso «Qualche anno fa a Modena si stava bene, ora non più». Dopo il quartiere Sacca e zona Medaglie D'Oro, l'insoddisfazione dei commercianti si estende anche nelle vie della zona Musicisti. Oltre a essere preoccupati per la crisi economica che perdura già da diversi anni, ad alimentare lo stato di incertezza verso il proprio futuro è arrivato anche lo sblocca Modena. Il piano, approvato dal Consiglio Comunale per la "Riqualificazione e riuso per l'occupazione", da un lato frutterà nuovi posti di lavoro, ma dall'altro incrementerà inevitabilmente il numero di serrande abbassate.
Sarebbe folle pensare che le nuove strutture di medie dimensioni non andranno a impattare sulla situazione già precaria del piccolo commercio. È questa la preoccupazione principale dei vari commercianti della zona: «La gente non entra nemmeno, c'è crisi - afferma Laura Cocan, responsabile della profumeria Biscuit - con lo sblocca Modena sarà ancora peggio». C'è poi chi, come Morena Montanari, titolare del negozio di abbigliamento Linea Lei di via Puccini, non vuole darla per vinta al sistema: «Le persone che hanno voglia di lavorare rimangono a galla. Io non mollo - dichiara - trasferisco il mio negozio a cinquanta metri da qui in modo da essere vicina ad altri negozi per aumentare l'afflusso di gente.
L'Amministrazione non fa nulla per aiutare le piccole realtà. Le richieste inoltrategli qualche tempo fa sono state tutte bocciate. Ci hanno risposto che a Modena si sta bene, ma se fosse davvero così i negozi non chiuderebbero». Una delle conseguenze più forti e negative della chiusura dei negozi è la morte lenta dei quartieri: meno negozi, meno luci e di conseguenza meno gente. «In via Puccini qualche tempo fa c'era più vita. Ora con la chiusura degli esercizi è aumentata anche la criminalità. Io chiudo la porta, apro soltanto a chi voglio», conclude Morena Montanari. Il regresso commerciale ed economico porta quindi inevitabilmente a favorire le grandi attività piuttosto che le piccole, che si vedono schiacciate dalle catene più conosciute e pubblicizzate. Piccoli e medi commercianti, stando alle condizioni attuali, potrebbero rimanere a galla solo mostrando qualità che spesso gli esercizi di grandi dimensioni non possiedono. È quello che afferma la titolare dell'erboristeria Il Girasole di via Puccini: «Non possiamo competere con le grandi realtà, l'unica cosa che possiamo fare è mantenere la nostra professionalità. Io sopravvivo perché ho delle specializzazioni. Nelle piccole realtà come può essere la mia, c'è un rapporto più umano con la gente. Ben venga ai grandi magazzini purché ci siano persone di competenza».
Non meno preoccupato Fabrizio Fangareggi, proprietario dell'omonimo negozio di biancheria per la casa in via Verdi che lancia un appello (e una sfida) all'Amministrazione: «Per capire la nostra situazione dovrebbero venire qui, dovremmo fare un cambio di ruolo. Che il Comune inizi a ridurci le tasse». Dopo anni di crisi e restrizioni i commercianti vedono aumentare sempre di più la loro esasperazione. Fa bene il Comune a ideare nuove soluzioni commerciali per offrire posti di lavoro (a Modena la disoccupazione giovanile registra un allarmante 35%), ma allo stesso tempo deve fare di tutto per tutelare le attività già avviate. Altrimenti, se una che apre un'altra è destinata a chiudere, la ferita della disoccupazione non avrà mai fine.
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