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RIFORMA DELLE POPOLARI. UNA DELLE NORME

Bankitalia potrà vietare ai soci la vendita delle azioni di Bper

Quella che il premier Renzi definisce “riforma delle banche”, anche se in realtà il provvedimento principale riguarda solo dieci Popolari fra cui Bper, continua a scatenare reazioni, quasi tutte di...

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Quella che il premier Renzi definisce “riforma delle banche”, anche se in realtà il provvedimento principale riguarda solo dieci Popolari fra cui Bper, continua a scatenare reazioni, quasi tutte di segno negativo, e interpretazioni svariate.

Fra le più suggestive quelle che spiegano le decisioni del governo con l’esigenza pressante di trovare una soluzione per le vicende spinose di banche quali Monte dei Paschi e Carige. La trasformazione della maggiori Popolari in spa potrà infatti da una parte attrarre gli investitori istituzionali e dall’altra favorire aggregazioni: Ubi, per esempio, potrebbe salvare il controllo italiano di Mps, inglobando la banca senese e dando corpo a un grande polo bancario come quelli di Unicredit e Intesa Sanpaolo. Uno dei principali problemi determinati da questo decreto legge deriva anche da una norma contenuta nel provvedimento in cui si assegna a Banca d’Italia la facoltà di negare ai soci delle Popolari il diritto di rimborso delle azioni e di altri strumenti di capitale «qualora ciò sia necessario ad assicurare la computabilità delle azioni nel patrimonio di vigilanza di qualità primaria della banca».

C’è chi definisce questa norma come un autentico esproprio nei confronti dei soci.Quindi non soltanto le prime dieci banche popolari saranno costrette a trasformarsi in spa, ma gli azionisti potranno essere obbligati a restare tali anche se non condividono le modifiche apportate forzosamente agli statuti. Una vistosa differenza di trattamento rispetto ai soci di qualunque altra società: diversità che dà adito a ulteriori dubbi sulla costituzionalità di questa norma, perplessità che si aggiungono a quelle già clamorosamente evidenziate dall’economista Giulio Sapelli. Diventa sempre più credibile che, tra ricorsi alla Consulta e iter parlamentare, di questa riforma in concreto non se ne faccia nulla .

Ieri Assopopolari, l'associazione delle banche popolari presieduta da Ettore Caselli, si è riunita nella sede Bper di Milano e ha enunciato la propria posizione sul decreto, definito «gravido di conseguenze negative su risparmio nazionale e su credito a famiglie, piccole e medie imprese». Assopopolari afferma che «non deve esserci una politica economica finalizzata esclusivamente a trasferire la proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali. Non si lascerà nulla di intentato perchè il decreto legge venga meno e l'ordinamento giuridico continui a consentire a tutte le banche popolari di mantenere la propria identità. Se detti sforzi fossero coronati da successo, nondimeno le banche popolari continueranno con maggiore urgenza e determinazione a perseguire una ulteriore evoluzione del proprio ordinamento cooperativo e a proseguire un processo di concentrazione, che hanno dimostrato di saper praticare in passato in misura più elevata rispetto al resto del sistema. Il processo di concentrazione nel settore oggi segna il passo, non perchè ostacolato dalla forma giuridica delle banche popolari, ma per l'avvento di regole e prassi di sorveglianza europee particolarmente avverse alle attività di finanziamento di famiglie e imprese. Diversamente, ove i nostri sforzi non andassero a buon fine, nulla sarà lasciato di intentato per proseguire la propria missione di banca territoriale».

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