Crolla l’occupazione per le pmi di turismo commercio e servizi
Nel 2014 calo medio del 10% che tocca punte del 19,1% I dati peggiori in esercizi pubblici e vendite di alimentari
Gli anni dall'inizio della crisi economica passano ma il ritornello è sempre lo stesso per l'occupazione delle piccole e medie imprese del commercio e del turismo modenesi. E non si parla certo di dati positivi.
Secondo il monitoraggio dell'osservatorio di Confesercenti Modena (condotto su 1500 piccole e medie della provincia) infatti il 2014 è stato l'anno nero per l'occupazione delle pmi di quei settori, con calo a doppia cifra pari a un -10 per cento rispetto all'anno precedente, a cui si aggiunge la drastica riduzione delle ore di cassa integrazione (-69 per cento), a causa della crescente difficoltà delle piccole imprese ad accedere agli ammortizzatori sociali.
Uno sguardo ai diversi settori fa emergere come i dati peggiori li registri il comparto dei pubblici eserci, quello dell'attività di vendita di generi alimentari ed extralimentare. Nel dettaglio il comparto del turismo e pubblici esercizi è quello che più di ogni altro denota forte sofferenza occupazionale. Il calo degli occupati nel 2014, rispetto al 2013, è stato del -19,1% nell’anno 2014. La vendita al minuto di prodotti alimentari è il secondo che paga il conto più salato la diminuzione degli occupati nel 2014 ha fatto registrare un -7,8 per cento.
È a -7,8%, invece, l'occupazione nella vendita al minuto di prodotti extra alimentari, che prosegue così la sua curvatura verso il basso. Anche il settore dei servizi di intermediazione registra rispetto al 2013 una perdita di occupati, del -6,2%. Il commercio all’ingrosso è l’unico comparto in cui emerge un minimo di ripresa occupazionale: +2,1%.
«È una situazione – sostiene Tamara Bertoni, direttore generale Confesercenti Modena – da cui emerge la necessità di una strategia complessiva in grado di contrastare l’aumento della disoccupazione. Oltre ai già citati provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità e negli attesi decreti di attuazione del Jobs act che possono incentivare nuova occupazione, occorre attuare una profonda revisione delle politiche attive e conseguentemente della relativa spesa sostenuta». Di fronte a questo scenario, dunque, l'associazione sostiene sia necessario investire in formazione. «Nel nostro Paese – prosegue Tamara Bertoni – secondo i dati Eurostat, la spesa resta fortemente deficitaria rispetto ai maggiori partner europei. È necessario quindi investire sull’orientamento e il riorientamento al lavoro ed altresì investire maggiormente sulla formazione, adeguando il sistema formativo alla complessità dei problemi: è indispensabile sostenere la formazione professionalizzante dato che finora si è dimostrata uno dei pochi strumenti in grado di favorire l’occupazione dei giovani, nonché di riconvertire figure espulse dal mercato del lavoro. Ma è necessario offrire anche alta formazione utile alla crescita di figure che possono accrescere la competitività delle imprese».
Ma non si crea occupazione senza imprese, anche nuove, disposte a scommettere sul proprio progetto di business.
«Infine – conclude infatti Bertoni – è necessaria una forte ed efficiente politica di sostegno alle start up soprattutto se innovative. Sostenere l’avvio di una attività imprenditoriale è il miglior investimento possibile per creare nuova occupazione».
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