Gioco d’azzardo, casi in aumento Ferretti: «Curarsi è possibile»
La stima è difficile ma i percorsi di aiuto dell’Ausl stanno funzionando: «Il rischio è che sembri tutto normale, ci vuole coraggio per ammettere di essere in difficoltà. Serve un’operazione culturale»
Malati di gioco, che fare? «Non abbiamo, a gennaio 2015, una carenza a livello di offerta» di strumenti per la lotta alla ludopatia. Semmai le difficoltà si incontrano sul versante della richiesta. «Il vero problema – spiega Carlo Ferretti, responsabile del Sert modenese - è far si che i giocatori d’azzardo patologici vengano a chiedere aiuto».
FENOMENO IN CRESCITA
Insomma, che domanda ed offerta raggiungano un punto d’equilibrio. Da anni, ormai, i dati generali sul fenomeno fotografano una realtà consolidata, in linea con il trend nazionale, e testimoniano una diffusione capillare su tutto il territorio. Le stime, che parlano di 70mila giocatori solo a Modena, 3mila dei quali patologici, sono ormai stabili. Eppure il numero di pazienti in cura presso l’azienda Ausl di Modena è in costante aumento. Dal 2011 – anno in cui il servizio sanitario ha iniziato a trattare questo tipo di dipendenza – il trend è rappresentato da una parabola ascendente. Dai 93 della prima annata si è infatti passati ai 112 del 2012, per poi arrivare ai 209 dell’anno successivo e, infine, ai 221 del 2014. A cambiare, evidentemente, è stata la percezione del problema, sempre più riconosciuto come tale, anche grazie all’opera di sensibilizzazione svolta nel lungo periodo. Ma non solo.
DAL NULLA AL BISOGNO
«A Modena – ricorda ancora Ferretti - 10 anni fa non c’era quasi niente». Ora, invece, il servizio per le dipendenze patologiche è diffuso su tutto il territorio provinciale – da Mirandola a Sassuolo, da Vignola a Carpi, passando per Pavullo, Castelfranco e lo stesso capoluogo. E ad esso si affiancano quelle realtà – come il Ceis in via Toniolo, la Lag di Vignola e l’Associazione Giocatori anonimi, ricalcata sul modello degli “Alcolisti anonimi” – che fanno della lotta al gioco d’azzardo patologico una comune battaglia. Insomma, negli ultimi anni «abbiamo migliorato i punti d’accesso».
Proprio per questo, il numero di giocatori che ha chiesto aiuto è sicuramente più alto, rispetto a quel “221” che per ora rappresenta solo il dato grezzo. Bisogna tenere conto che spesso il ludopatico deciso ad affrontare il problema si rivolge a strutture al di fuori del proprio territorio di appartenenza, per evitare imbarazzi e vergogne.
IL SERVIZIO DELL’AUSL
L’opera del Sert è complessa, e come per tutte le dipendenze si dipana su più profili. I percorsi durano dai 6 ai 12 mesi, e comprendono – a seconda delle difficoltà del caso – supporto psicologico, interventi assistenziali volti al reinserimento sociale del soggetto e, quando necessario, terapie farmacologiche. Alcuni pazienti vengono poi indirizzati verso i percorsi di auto-aiuto, particolarmente utili in quanti capaci, almeno a livello potenziale, di combattere solitudine e senso d’isolamento. Per i casi più gravi, infine, è previsto il trasferimento a Reggio Emilia, dove è attivo il “progetto Pluto”, la comunità terapeutica per giocatori d’azzardo dEll’Associazione Papa Giovanni. Anche a Modena, col tempo, è stato fatto qualche piccolo progresso. Rispetto ai primi anni «è migliorata la capacità di tenere in cura i pazienti», tanto che la durata dei trattamentI è raddoppiata.
CHI GUARISCE?
Ad oggi, però, risulta difficile stimare l’effettiva percentuale di guarigioni. In mancanza di studi specifici, piuttosto complessi e lunghi da realizzare, Ferretti indica quel 60% che è la media di recuperi da tutte le dipendenze - «Immagino che per la ludopatia sia più o meno lo stesso». Certo, rimangono sempre ampi margini di miglioramento. Soprattutto su quello che già sopra è stato definito come il “vero problema”, ovvero l’effettivo accesso dei pazienti. «Devo tentare di arrivare a numeri più importanti – spiega in merito Ferretti – e cioè ad avere almeno un migliaio di pazienti in cura». Obiettivo, tutt’altro che semplice: «Serve una operazione culturale». È necessario, in altre parole, sensibilizzare l’opinione pubblica. Stimolare le stesse famiglie a richiedere aiuto – anche perché non di rado il giocatore patologico va ad incidere pesantemente sul bilancio famigliare. Ma, più in generale, richiedere a tutti un maggiore livello d’attenzione.
PERICOLOSA NORMALITÀ
Perché, spiega ancora Ferretti, «di tutte le patologie, la ludopatia è quella che assomiglia di più alla “normalità”». Si tratta, in altre parole, di un vero e proprio “fenomeno sociale”. «Assomiglia un po’ alla guida in stato di ebbrezza», nel senso che potrebbe colpire chiunque. E l’identikit del giocatore patologico “tipo” è rimasto invariato col tempo. Si tratta sempre di un maschio sulla quarantina, spesso sposato, con un figlio, che gioca in modo compulsivo da un paio di anni e ha una situazione finanziaria ormai compromessa. E difatti i primi segnali di disagio, solitamente, sono rappresentati da una carenza di liquidità.
IL POTERE DI INTERNET
Le macchinette mangiano, letteralmente, fiumi di denaro. «Il giocatore d’azzardo, in un’ora, spende più soldi di un tossicodipendente». Come sempre videolottery e slot machine la fanno da padrone, accaparrandosi il 50% dei giocatori incalliti. Una stima confermata anche dai dati del Sert modenese. L’altro giocatore su due – ovvero la restante metà della casistica – si divide invece tra Casinò, gratta e vinci, Lotto e Superenalotto, Bingo, corse d’animali e sale scommesse. Tendenze particolari, per il momento, non ce ne sono. Tuttalpiù si conferma la crescita del gioco d’azzardo online, già segnalata negli anni scorsi. «Si, sta emergendo il gioco su internet, anche se per ora continuiamo a registrare numeri piuttosto limitati. Ma sono segnali importanti». La strada sembra infatti segnata. Se l’inizio del nuovo millennio ha segnato l’esplosione delle “macchinette”, che in poco tempo hanno contagiato capillarmente centinaia di esercizi in tutta la provincia, e se intorno al 2010 la vera novità era rappresentata dalle sale giochi interamente dedicate alle slot, negli ultimi anni la tendenza sembra guardare al mercato online. «Adesso stanno arrivando anche le applicazioni per smartphone».
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