«Imu agricola, inique quote e scadenze»
Pavullo. Coldiretti lancia l’allarme dopo che il Tar non ha accolto la richiesta di sospensiva: «Aziende in grande difficoltà»
PAVULLO. Il Tar del Lazio ha lasciato cadere la richiesta di sospensiva per il pagamento dell'Imu sui terreni agricoli montani. Una brutta notizia per moltissime aziende agricole e proprietari di fondi agricoli che entro il 26 gennaio dovranno versare l'imposta nelle casse dei Comuni. Il decreto dello scorso novembre ha disciplinato il pagamento dell'Imu per i terreni che si trovano sul territorio di Comuni in cui la sede municipale si trova sotto ai 600 metri di quota. Più nel dettaglio, sotto ai 280 metri dovranno pagare sia i privati che possiedono terreni agricoli, sia le imprese e i coltivatori diretti, mentre tra 280 e i 600 metri solo i coltivatori e le imprese saranno esentati. Le associazioni tornano in campo e lanciano l'allarme. «Migliaia di aziende agricole non riusciranno a rispettare la scadenza della prima rata Imu, fissata per il 26 gennaio dopo che il Tar del Lazio ha deciso di non confermare la sospensiva del decreto che fissa il pagamento dell’Imu per le zone montane - ha fatto sapere Coldiretti- Una scadenza in tempi così ravvicinati vìola il principio della collaborazione sancito dallo Statuto del Contribuente e far pagare l’Imu sui terreni in base all’altitudine in cui si trova il palazzo comunale introduce una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario. L’incoerenza del criterio di calcolo genera tensioni sul territorio e rischia di attenuare l’importanza della positiva scelta di differenziare l’imposta a favore degli agricoltori professionali, coltivatori diretti e imprenditori agricoli iscritti nella relativa gestione previdenziale, che continuano a godere, in zone montane o di collina sopra i 280 metri, della esenzione Imu». Secondo elaborazioni di Coldiretti, l’azienda di un imprenditore coltivatore diretto con una media di dieci ettari, con colture di seminativi, frutteti, vigneti e bosco, nelle zone collinari e montane dovrà pagare mediamente 1.500 euro all’anno. Ad essere interessati dalla norma sul territorio appenninico modenese sono i Comuni di Guiglia e Prignano. «Siamo sconcertati per questa ennesima battuta d’arresto - spiegano Cia, Confagricoltura e Alleanza delle Cooperative agroalimentari, riunite sotto l'egida di Agrinsieme - La decisione del Tar crea il caos per i versamenti, che non potranno essere realizzati in un lasso di tempo così ristretto. Il silenzio assordante del Governo, che nel Consiglio dei ministri non ha preso alcuna decisione, dimostra l’indifferenza verso le aspettative delle imprese agricole per la revisione di un tributo che è considerato dalla stessa politica e dall’Anci iniquo e vessatorio». Agrinsieme chiede ai responsabili politici e ai ministri competenti dell’Economia e dell’Agricoltura un intervento immediato che proroghi la scadenza del pagamento in attesa di una riconsiderazione dei criteri di esenzione per i terreni agricoli delle zone montane.
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