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Corno rubato: c'è un "buco" di tre ore

di Carlo Gregori
Corno rubato: c'è un "buco" di tre ore

Le indagini al Museo Zoologico: il pezzo prezioso, noto a pochi, lasciato fuori dalla custodia segreta dal tecnico uscito per la pausa pranzo

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In agosto il Guercino rubato da San Vincenzo. E ora un corno da cinque chili di un rinoceronte bianco, un oggetto ricercato in Oriente per le sue presunte virtù afrodisiaco se triturato e che ha un valore di circa 400mila euro. Anche con questo ultimo furto Modena ha perso un pezzo di pregio scoprendo che non aveva protezione: nessun sistema di allarme efficiente, telecamere spente, nessun registro visitatori. E un grande mistero sul ladro di un oggetto del quale pochi sapevano l’esistenza e meno ancora dove si trovava.

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Il corno di rinoceronte bianco - animale ormai in via di estinzione - era lungo più di un metro e faceva parte di una collezione di corni della stessa specie animale - gli altri pezzi sono tutti molto più piccoli - di provenienza coloniale: si presume che risalgano ai primi del Novecento. Non era esposto al pubblico, ma era conservato in un cassetto segreto chiuso a chiave. L’unico momento in cui veniva mostrato in pubblico era in occasione di visite di scolaresche al Museo di Zoologia e Anatomia Comparata, al quarto piano del Palazzo del Rettorato, in via Università. Un museo poco visibile. E il furto è avvenuto proprio dopo una visita scolastica.

Ma vediamo la cronologia dei fatti e delle lacune. Martedì alle 9.30 al Museo arriva in visita una scolaresca di terza elementare di Modena. Un tecnico dell’Università si trova da solo nelle sale e conduce gli studenti a visitare le meraviglie zoologiche esposte. Il momento clou arriva alle 11 quando il tecnico mostra il corno da un metro. È un oggetto estremamente prezioso. Lo ha tolto dal suo cassetto segreto. I bambini lo osservano meravigliati e subito dopo il tecnico appoggia il corno su uno spazio non protetto. È la prassi, viene spiegato dall’Ateneo. Infatti, subito dopo la visita guidata prosegue speditamente per altre stanze fino alle 12.30 quando il custode scende le scale per accompagnare i ragazzi verso l’uscita. Lo fa dopo aver chiuso la porta, a quanto risulta. Subito dopo torna su, entra nel Museo e resta lì fino alle 13.30, quando esce per la pausa pranzo chiudendo il Museo a chiave. Dopo le 14 riceve una telefonata da alcuni colleghi che hanno aperto la porta, sono entrati e hanno fatto la scoperta. «Il corno dov’è?», gli chiedono. Da quel momento inizia una ricerca collettiva e frenetica per le stanze, caso mai il corno fosse stato spostato, ma il corno non c’è. E mercoledì mattina il furto viene annunciato all’Ufficio legale che avverte la Questura. Poi arrivano la Scientifica e la Mobile.

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Ricapitolando, l’ultima volta il corno è stato visto su uno spazio aperto durante la visita della scolaresca. Ci sono più di tre ore di vuoto da chiarire, fino a quando i colleghi scoprono l’assenza del pezzo. Eppure il tecnico ha detto di aver chiuso la porta, quando è uscito. Ma nell’ora che va dal saluto ai ragazzi alla chiusura del Museo per la pausa pranzo non ha cercato il corno, anche se doveva ancora essere rimesso nel cassetto. Cosa è successo, allora? È stato detto che verso le 14 uno dei tecnici del museo ha visto passare un uomo con una valigetta e un ombrello. Era il ladro? È un furto su commissione? Secondo l’Ateneo - che ha sporto denuncia solo 48 ore dopo il furto - dietro il colpo ci sarebbero interessi malavitosi. È stato ricordato che colpi identici sono stati compiuti a macerata e a Bologna. È su questi elementi che la polizia sta indagando in tutte le direzioni. Il questore Oreste Capocasa ha avuto modo di sfogarsi per l’accaduto: a fronte dell’impegno contro i furti quotidiani, continuano questi furti eccellenti.

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