Solo in città oltre 300 slot e videopoker
In tutta la provincia gli apparecchi salgono a 4512. Il problema è l’esplosione del mercato illegale
I dati 2014 sulla popolazione di pazienti forniti dal Sert sono ancora “grezzi”. Per attendere quelli elaborati bisognerà aspettare un paio di settimane. Nel frattempo, però, si può provare a fare un breve riepilogo guardando ai numeri degli anni passati.
Partiamo col dire che le statistiche più complete, soprattutto in merito alla densità delle reti di gioco, ai volumi di euro impiegati e ai controlli effettuati da parte delle autorità sono in mano all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ogni anno pubblica nel suo “Libro Blu” i dati aggregati a livello regionale – mentre non fornisce numeri a livello comunale e provinciale.
Per farsi un’idea di quanto si gioca a Modena e provincia, allora, bisogna guardare alle stime prodotto col passare degli anni. Per scoprire, ad esempio, che, il territorio modenese è capace di raccogliere oltre un miliardo di euro, pari al 5% del Pil. Numeri che collocano Modena al 18esimo posto tra le province italiane in cui si gioca di più.
A farla da padrone, manco a dirlo, sono le slot machine. Dal 2000 ad oggi è stata una vera e propria esplosione. E, al di là delle sale gioco dedicate, autorizzate dal Comune, ciò che preoccupa è il censimento all’interno di bar e tabaccherie. I dati 2012 parlano di ben 4512 apparecchi, nel conteggio sono comprese anche le cosiddette videolottery. Solo nella città di Modena sarebbero oltre 300 gli esercizi muniti di newslot.
Non è tutto oro quello che luccica, però. Almeno secondo Massimiliano Pucci, vicepresidente di Confindustria Gioco. «Su ogni euro raccolto dalle macchinette, circa il 74% viene restituito sotto forma di vincite – oltre l'80% per le videolottery - mentre la restante parte viene divisa a metà tra lo Stato e la filiera, che comprende la concessionaria, il gestore e il barista».
E se è vero che l’Emilia rimane «un’isola felice», grazie ad una normativa «particolarmente intelligente», è anche vero che si tratterebbe di un’eccezione. A livello nazionale, infatti, il gioco si starebbe «involvendo», almeno da due anni a questa parte. «Tutte le normative ci stanno imbrigliando – lamenta Pucci – e la legge di stabilità ci chiede ulteriori cinquecento milioni di euro. Non sappiamo dove prenderli». Nella nostra regione il mercato è ancora solido, grazie anche ad una tradizione di eccellenza del settore. Ma a livello nazionale «siamo quasi in una fase di chiusura». «Ci stanno cacciando. E questo favorisce l’esplosione del gioco illegale». (m.r.)
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