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Corno sparito dal museo: impronte e video per trovare chi l’ha rubato

di Carlo Gregori
Corno sparito dal museo: impronte e video per trovare chi l’ha rubato

Non sono facili le indagini per risalire all’autore del clamoroso furto in Ateneo Tutte le ipotesi sono aperte. Scientifica al lavoro, non si esclude la pista “interna”

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Il mistero del corno di rinoceronte bianco sparito dal Museo Zoologico e di Anatomia Comparata al quarto piano interno del Palazzo del Rettorato si risolverà per esclusione. Non si possono utilizzare sistemi ad alta tecnologia perché in quel museo universitario non esistono “moderne” attrezzature di sorveglianza: niente allarmi, niente telecamere attive, niente registro visitatori.

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E ora la Scientifica della polizia sta verificando le centinaia di impronte raccolte nella stanza dei rinoceronti imbalsamati dove è stato esposto per l'ultima volta il corno lungo 102 centimetri, un corno da sempre staccato dal corpo dell'animale, simile ad altri esposti più piccoli (di rinoceronti neri). Dalle impronte andranno esclusi i tre tecnici che fanno da custodi e ciceroni del museo - quello che ha maneggiato per ultimo il corno e i colleghi che lo hanno sostituito scoprendo che non c'era più - e i ragazzi della terza elementare di Modena venuti in visita martedì mattina, quando il corno è sparito.

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La polizia sta anche visionando le telecamere esterne al palazzo per vedere se da via Università o da corso Canalgrande si nota qualche persona sospetta uscire dall'Ateneo almeno dopo le 11, ora in cui è stato posato il corno e lasciato incustodito dopo averlo esibito ai ragazzi. Non sarà semplice. C'è la descrizione di un sospetto fatta proprio dal tecnico che era di turno e che per ultimo ha maneggiato il corno: dice di aver visto un uomo con cappello, valigetta e ombrello. La polizia ha preso nota ma resta difficile spiegare come possa aver portato via un corno di un più di un metro in una valigetta o sotto un cappotto se non segandolo (anche in questo caso, non si sa dove e come).

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Il rettore Angelo Andrisano scriverà una relazione sull'accaduto. Gli investigatori in seguito la acquisiranno sperando di trovare spunti per trovare una soluzione al caso. Si parla di furto, ovviamente, e lo ha fatto anche l'Università parlando di interessi della malavita per un corno che è (erroneamente) ritenuto afrodisiaco da culture orientali e al quale è quindi attribuito un grande valore (stime a braccio parlano di 400mila euro, altre di 200mila). Ci sono altre possibilità che vengono prese in considerazione, tenendo conto che quel corno era in realtà poco noto, poco visibile e per niente pubblicizzato: l'unica foto è di una scheda scientifica e non si trova su internet. Non solo: era conservato in un luogo nascosto chiuso a chiave e veniva mostrato solo in occasione delle visite guidate delle scolaresche, come è avvenuto martedì.

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Quindi, non era un oggetto che poteva essere ambito da una cerchia vasta ma era invece conosciuto nella cerchia di studiosi e di personale universitario. Infine, resta una terza ipotesi: che sia stato nascosto. Per scherzo, per portarlo via con calma, per mettere nei guai qualcuno. Un'ipotesi che il sostituto procuratore Enrico Stefani non scarta, analizzando il caso con metodi classici anziché tecnologici. Al centro di questa “clue story” ci sono gli orari e le porte aperte e chiuse dal tecnico: il corno è stato lasciato incustodito alle 11, come detto; alle 12.30 il tecnico accompagna i ragazzi giù dalle scale e torna su; alle 13.30 esce per la pausa pranzo chiudendo il portone a chiave; alle 14 passate i colleghi gli telefonano annunciando che il corno è sparito. Un buco di tre ore, insomma, in cui il corno è rimasto non controllato e non riposto nel suo spazio segreto e chiuso.

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