Gazzetta di Modena

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Odo, la vicenda esemplare di un uomo “normale”

di Moni Ovadia
Odo, la vicenda esemplare di un uomo “normale”

Ricordo che quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger fu scelto dal conclave per ascendere al soglio di Pietro, venni a sapere della sua elezione mentre mi accingevo a entrare nel duomo di Milano...

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Ricordo che quando l'allora cardinale Joseph Ratzinger fu scelto dal conclave per ascendere al soglio di Pietro, venni a sapere della sua elezione mentre mi accingevo a entrare nel duomo di Milano per partecipare a una prova “teatrale”. Facevo parte di una compagnia che si preparava per rappresentare nella cattedrale meneghina “La salmodia della speranza” di padre David Maria Turoldo. Quell'evento intendeva celebrare la ricorrenza della Liberazione dal nazifascismo e si tenne in quel luogo così solenne grazie alla benevolenza del cardinale Tettamanzi. Turoldo, illuminato sacerdote cattolico, uomo di torreggiante statura, partigiano e poeta, aveva a lungo illustrato la mia Milano - quella che oggi non riconosco più - tenendo incontri memorabili per spiritualità e impegno civile. Lo ammiravo per il suo magistero che sapeva declinare la fede di cristiano con i valori della resistenza antifascista. Teneva sempre sul comodino insieme al vangelo le lettere dei condannati a morte della resistenza italiana ed europea.

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“La salmodia della speranza” è un oratorio che celebra la lotta antifascista in forma “eucaristica” utilizzando lettere dei condannati a morte come i testi di un Messale. Fra i brani che io recitavo, c'era l'ultima lettera di un falegname austriaco mandata ai suoi cari prima di morire. La riporto a braccio: «Non sono un eroe, non ho commesso nessun crimine contro lo Stato, ma la solidarietà con i miei compagni di lavoro mi era entrata nel sangue e non potevo impedirmi di praticarla. Sono un uomo semplice, anzi semplicissimo che muore perché non è adatto a questi tempi». Leggendo il libro di Olga Focherini, “Questo ascensore è vietato agli ebrei”, in cui racconta del padre Odoardo, un giusto che si adoperò con tutte le sue forze per salvare ebrei nel periodo della Repubblica di Salò e dell'occupazione nazista dell'Italia, mi è tornato alla mente quel falegname austriaco e quel suo dichiararsi un uomo semplice, anzi semplicissimo. Come lui, Odoardo, che talora nelle sue lettere dalla prigionia si firmava Odo, era un uomo normale, non un eroe, un uomo innamorato della moglie che adorava i suoi figli con complicità, indulgenza e dolcezza. Non era particolarmente colto anche se a titolo gratuito e con passione collaborava con il quotidiano cattolico L'Avvenire d'Italia, non era un antifascista militante ma era, con radicale semplicità, un vero cristiano e con naturale autenticità si sentiva cattolico apostolico romano. Quanti lo furono, come lui, in quel tempo tragico? Quanti come lui, mossi da quella cultura e da quel sentimento di fede, si comportarono conseguentemente tendendo la mano a esseri umani perseguitati a prescindere dal fatto che fossero ebrei? Quanti li aiutarono come esseri umani in un'epoca in cui molti sedicenti cristiani ancora li apostrofavano con l'infamante epiteto di deicidi, o volgevano lo sguardo altrove di fronte alle loro sofferenze? Di giusti cristiani e cattolici ce ne furono tanti, ma furono comunque una minoranza. Fra di loro non posso non nominare Angelo Roncalli, presule in Turchia e futuro papa Giovanni XXIII, sia benedetta in eterno la sua memoria. Odo trovò normale rischiare la propria vita e accettare il martirio fino alla morte che gli derivò dal suo impegno. Quando già si trovava imprigionato per ciò che aveva scelto di fare, gli fu chiesto se non avesse pentimenti. Rispose così: «se tu vedessi come trattano gli ebrei qui dentro, ti pentiresti di una cosa sola: di non averne salvati di più». Questo libro scritto da Olga con grazia e partecipazione uscirà in prossimità del Giorno della memoria: mi permetto di suggerire ai lettori di non perdere l'occasione di leggerlo e di farne dono al maggior numero possibile di persone. In esso si capisce, come in pochissime altre opere, cosa significhi essere un giusto fra le genti. Si capisce come l'urgenza di tendere la mano al prossimo perseguitato non nasca da uno status di eccezionalità ma piuttosto da un impulso di insopprimibile umanità. Anche in un contesto affettivo familiare forte che non ceda alla tentazione dell'egoismo. Maria Marchesi, moglie di Odoardo Focherini, fu una compagna devota che tenne ferma la barra della dignità e del rispetto per l'impegno del marito, che aveva consapevolmente condiviso con totale partecipazione. Olga, la figlia di Odo, con caparbia passione ha voluto farsi depositaria del suo sconvolgente epistolario per guidarci nell'esemplare vicenda di un padre normale, un giusto che deve trovare un posto nella memoria di tutti noi, normalmente.

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