Cultura a Modena: Le regole e le idee
Il Piano regolatore della cultura illustrato dal sindaco di Modena nei giorni scorsi è un corposo palinsesto di desideri, impegni ed eventi che già nel nome stride un po’ con se stesso: si “regola”, infatti, la cultura?
Il Piano regolatore della cultura illustrato dal sindaco di Modena nei giorni scorsi è un corposo palinsesto di desideri, impegni ed eventi che già nel nome stride un po’ con se stesso: si “regola”, infatti, la cultura? Certo, se ne regolano le politiche che ne affiancano, stimolano e sostengono lo svilupparsi e il diffondersi; si immaginano e progettano gli interventi per razionalizzare l’esistente e i possibili investimenti per creare condizioni migliori, occasioni diverse, ricadute positive più percebili dalla comunità.
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Ma per dover essere “regolato” un traffico deve esserci ed essere consistente: quello delle idee, cioè della risorsa prima di ogni politica o vita culturale, a Modena, non possiamo dire che crei code o intasamenti, pochi gli squilli di clacson, liberi molti parcheggi, troppi... Strappare all’oblio la memoria viva di Pavarotti sembra già un’impresa, il S. Agostino è fonte di polemiche da sotto i portici più che di visioni future, il Festival della filosofia resta confinato nella meraviglia dei suoi pochi giorni: solo alcuni esempi di una città che ripiega nella contemplazione di un passato che così non ritorna (ammesso ci sia mai stato, così luminoso come a volte ci sembra), tra intellettuali che si specchiano nell’isolamento, autoconvincendosi naturalmente di essere osteggiati e incompresi mentre invece semplicemente tacciono: come fior di accademici sepolti nella torre del loro sapere, conchiuso al resto della città.
Se chi ha a cuore la cultura, chi se ne sente in qualche modo partecipe se non protagonista, non può limitarsi a soppesare e discutere un indirizzo di politica e amministrazione, come il Piano reg olatore in questione, ispirato o solo meticoloso che sia. Per il bene di Modena, città che nei decenni ha respinto tra le chiacchiere un Gerhy come un Basquiat, sarebbe meglio che circolassero idee e aspirazioni più che lamenti e oziosi rimpianti. Senza timori di creare ingorghi, senza pretese di essere, a prescindere o per consuetudine, subito sposate, meglio ancora se finanziate, più di tutto preferite a quelle degli altri. Ci vuole un po’ di coraggio, un po’ di umiltà e un po’ di amore: non per solo per sé stessi ma anche per la propria città.
@engraz
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