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anno giudiziario

Modena: allarme mafie, stalking e furti

di Carlo Gregori
Modena: allarme mafie, stalking e furti

Crescono gli imputati legati a casalesi e ’ndrangheta. Prescrizione per una sentenza su 10. Scarso ricorso a riti alternativi

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«Sono aumentati quest'anno, quanto agli uffici Gip e Gup e al dibattimento di primo grado, i delitti di associazione per delinquere di stampo mafioso - perché le organizzazioni mafiose stanno radicandosi sempre di più nella Regione, soprattutto nei circondari di Bologna, Modena, Reggio e Rimini - i delitti di libertà sessuale, di stalking, di riduzione in schiavitù, inquinamenti e rifiuti, e in tema di pornografia e di furto nelle abitazioni».

Così ieri il presidente della Corte d’Appllo di Bologna Giuliano Lucentini (nella foto) nel passo centrale della relazione sullo stato della giustizia in regione. Un’analisi identica a quella della Lombardia e di altre regioni del Nord e che desta allarme nazionale. Purtroppo, non è più una sorpresa. Il giudice intendeva infatti sottolineare che stanno crescendo le cause di mafie. E a Modena il 2013 e il 2014 ha visto una forte crescita effettiva udienze riservate a casi legati al Clan dei casalesi e alla ’ndragheta (soprattutto la vicenda dei fratelli Pelaggi). La penetrazione delle mafie (anche quelle etniche: bengalesi, indiani, pakistani e altri gruppi) è stata sottolineata l’estate scorsa dall’Osservatorio Criminalità organizzata, quindi ribadita dalla visita dell’onorevole Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia. La Bindi ha confermato che le mafie si stanno radicando più facilmente nei paesi piccoli della nostra provincia. Infine, un mese fa il procuratore aggiunto Lucia Musti parlando agli studenti di giurisprudenza ha detto, con il suo stile franco, che «una regione come la nostra non è una terra di mafia, ma una terra prediletta dalle mafie. Questo perché è una terra ricca, dove si fanno affari e dove possono esserci connivenze con taluni che hanno bisogno di fare affari. E che, quindi, sottostanno anche alle proposte illegali delle mafie».

Venendo ora ai dati sui tribunali della regione, il nostro conosce una crescita di dibattimenti in corso: due terzi più dell’anno prima (66%), ma un calo di cause nuove (-1,5%) e di cause chiuse (-30%). Determinanti sono le cause trattate dal Collegio (+162% di cause definite) e dal Gip/Gup (+80% di cause definite). La scelta del rito alternativo a Modena è poco praticata. Siamo penultimi in regione: è chiesto e applicato solo un processo su quattro nel monocratico e solo il 29% dei processi collegiali ricorre a questa possibilità che taglia i tempi.

In aula prevalgono le cause con pochi imputati: quelle con un imputato sono la maggioranza (60% al Collegio, 84% al monocratico e 88% al Gip/Gup). Seguono quelle con due imputati, tre e così via calando. Analoga situazione per la Procura che ha l’87% di procedimenti con un unico iscritto (sono 15.437) seguiti dall’8,4% con due e così via calando per un totale di 17.574 iscritti. Forte calo di cause anche presso il Giudice di Pace penale di Modena: le cause nuove (1559) sono calate del 3,3%, quelle definite (1349) sono a -13,6% mentre quelle finite ((686) sono cresciute del 44,1%.

Anche quest’anno la nota dolente sono le prescrizioni: Modena è seconda in quasi tutte le sedi: per il Collegio è il 7,6% delle cause (105 in tutto), per il monocratico il 14,9 (2.479 cause) per il Gip/Gup il 10,9% (15.476) e per la Procura il 6,1% (18.379).

La Procura, infine, lavora veloce: sono stati 11.994 i procedimenti chiusi in sei mesi, 1872 tra 6 mesi e un anno, 2.689 tra 1 e 2 anni e 1.824 oltre i 2 anni. In totale la Procura ha chiuso 18.379 fascicoli.

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