Ore 10: in classe si fa lezione di aceto balsamico tradizionale
MODENA. Preservare e tramandare ai più giovani una delle eccellenze del territorio modenese. È con questa intenzione che si è tenuto, sabato dalle 10 a mezzogiorno, l’incontro con la 5F dell’Istituto...
MODENA. Preservare e tramandare ai più giovani una delle eccellenze del territorio modenese. È con questa intenzione che si è tenuto, sabato dalle 10 a mezzogiorno, l’incontro con la 5F dell’Istituto Selmi (indirizzo biotecnologia), a cui poi hanno fatto seguito altre classi, del percorso “L’oro nero di Modena: tra mito e scienza”.
L’incontro (nella foto un momento della lezione tenuta agli studenti) è suddiviso in tre fasi: una prima lezione durante la quale si fa un excursus storico dell’aceto, la seconda lezione, tenuta de Giovanna Ferrari Amorotti, socia del consorzio e della consorteria, che illustra le trasformazioni fisico-chimiche e microbiologiche a carico del prodotto. La parte conclusiva del corso consiste in una prova pratica in cui, oltre a effettuare le analisi fisico-chimiche che servono per monitorare l’andamento dell’acetaia, vengono fatti assaggiare i prodotti stessi per far sentire come la chimica influenza anche il prodotto da un punto di vista organolettico.
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A spiegare l’obiettivo dell’incontro l’ideatrice del progetto, Dia Morselli: «L’appuntamento ha lo scopo di tenere alta la qualità del prodotto nell’arco del tempo - dichiara - e fare della formazione ai giovani interessati alla storia e ai processi produttivi del balsamico». Il Selmi è stato il primo Istituto della provincia a sfruttare il progetto ma prossimamente questo “format” verrà esteso anche al Dante Alighieri e all’Istituto Tecnico Industriale Enrico Fermi. Importante diffondere il più possibile le tradizioni anche perché potrebbe rappresentare non solo cultura ma anche un impiego futuro per i giovani.
A sostenerlo anche la relatrice Giovanna Ferrari: «Nella produzione industriale sicuramente queste conoscenze possono aprire la strada ad un lavoro. E potrebbe essere uno sbocco soprattutto per ragazzi come questi che studiano le materie microbiologiche». Le fa eco una delle alunne al corso, Chiarandrea Franchini: «Decisamente una esperienza importante perché potrà essere in futuro, per noi, un campo di applicazione concreto».
Gina Paradiso
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