Casa Paltrinieri: chiesto processo per 4
Il palazzo storico demolito a Cavezzo: la Procura accusa l’ex sindaco Draghetti e tre responsabili dei vigili del fuoco
CAVEZZO. Palazzo Paltrinieri fu abbattuto poco dopo il terremoto quando, secondo la proprietà, poteva essere recuperato. La vicenda della demolizione dell’edificio, che compiva cent’anni proprio nei giorni del terremoto del 2012, era sfociata in un esposto e ora la Procura ha spedito gli avvisi di conclusione indagini a quattro indagati, colpiti da accuse che vanno dal falso al rifiuto di atti d’ufficio. I quattro - per i quali in seguito verrà chiesto il rinvio a giudizio passando per l’udienza preliminare - sono il sindaco di quei giorni Stefano Draghetti e tre figure apicali dei vigili del fuoco responsabili della zona dopo il terremoto. Si tratta di Massimo Bortot, capo squadra esperto coordinatore del Gruppo Operativo Speciale di Belluno, di Michele De Vincentis, comandante del Coa (Comando Operativo Avanzato) presso San Prospero, e di Giovanni Nanni direttore generale e Comandante del Cratere.
Nanni e De Vincentis sono accusati di rifiuto di atti d’ufficio perché non hanno dato risposta adeguata alla richiesta di documentazione scritta fotografica e video ai proprietari del palazzo abbattuto il 6 giugno senza che fossero avvisati e potessero predisporre interventi in vista di questa “soluzione finale”. Bortot e Draghetti sono accusati di aver creato e firmato atti falsi che spostavano la demolizione di 24 ore. L’indagine del sostituto procuratore Luca Guerzoni è stata molto complessa e difficile perché il magistrato si è trovato di fronte a un muro di gomma, secondo l’accusa, che impediva di ricostruire in modo chiaro e univoco la filiera della demolizione, degli atti e delle decisioni di comando. Tanto è vero che per alcuni indagati la Procura chiederà l’archiviazione. Nell’indagine, che è consistita in una paziente opera di dipanamento di resistenze e falsi, ha collaborato attivamente la parte offesa, Danila Paltrinieri e altri eredi, assistiti dall’avvocato Nicoletta Tietto. Una famiglia che in un attimo ha perso tutto il patrimonio di affetti e ricordi di un secolo: nelle macerie portate via in fretta e furia c’erano le foto di famiglia, i documenti di un secolo, il mobilio, persino una cassaforte. Oggetti in parte recuperati solo in novembre dopo aver addirittura subito atti di sciacallaggio.
I Paltrinieri hanno sempre sostenuto che il palazzo era di buona fattura come attesta anche una verifica, e che poteva essere recuperato dopo il crollo sia in considerazione del valore affettivo del palazzo che riuniva una famiglia e la sua storia, sia degli affreschi che conteneva, sia del vincolo archeologico della Soprintendenza ai Beni Architettonici.
Per tutti questi motivi i Paltrinieri, che appresero della demolizione in diretta tv, hanno sempre sostenuto l’illiceità dell’atto e anche la sua illegalità, presentando l’esposto che ha dato il via all’indagine.
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