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Confindustria promuove il Jobs Act

di Felicia Buonomo
Confindustria promuove il Jobs Act

Positivo il giudizio del docente prof. Maresca, più prudente l’esperto di diritto del lavoro Massi in attesa dell’attuazione

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I primi decreti attuativi arriveranno solo a febbraio, ma la riforma nella sua ossatura portante è già delineata. E non mancano polemiche e persino manifestazioni da parte delle organizzazioni sindacali. Si parla del Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro del Governo Renzi, che trova piena approvazione da parte degli industriali, già ora, benchè sia ancora una «quasi norma», come l'ha definita Simone Gradellini che in Confindustria Modena è responsabile delle relazioni industriali. Se ne è parlato ieri nel convegno organizzato da Confindustria Modena alla Camera di Commercio. Ma con un punto fermo: «il giudizio sulla riforma è positivo».

La pensa così anche Arturo Maresca, ordinario di diritto del lavoro presso l'Università La Sapienza di Roma, che nel trattare il tema dei “licenziamenti individuali e collettivi alla luce sui contratti a tutele crescenti”, ha offerto della riforma un giudizio positivo, partendo da un dato: «Il Jobs Act – afferma Maresca – riporta al centro del diritto del lavoro il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La riforma vuole dire alle imprese di utilizzare questo tipo di contratto, perché è lì che troveranno le flessibilità che prima venivano ricercate in altri tipi di rapporti di lavoro. Ciò consentirà di investire sulla formazione e di guadagnare così competitività».

Secondo Maresca sono tre i punti fondamentali che permeano la legge di riforma. Da una parte la riduzione dei costi, considerando che con le “nuove” assunzioni a tempo indeterminato si può usufrurire di agevolazioni per i primi tre anni. E dall'altra la flessibilità funzionale, con interventi sul potere di mutamento delle mansioni e controlli e nuove tecnologie. Il terzo punto è quello relativo al licenziamento illegittimo, le cui conseguenze sono – secondo Maresca – rese certe nel nuovo impianto normativo e senza alcun pericolo riguardo le eventuali illegittimità costituzionali.

«Questo vuole dire – prosegue Maresca – garantire la continuità dell'occupazione, anche se con una riduzione delle garanzie in materia di licenziamento. La flessibilità si coniuga con le tutele attraverso la flexicurity: la tutela non è del posto di lavoro, ma dell'occupazione. Quindi un lavoratore illegittimamente licenziato deve avere un risarcimento dal datore di lavoro. Ma quello che è fondamentale è che funzionino le politiche attive del lavoro (formazione, orientamento e ricollocazione), politiche che saranno dentro la Costituzione italiana, per far trovare al lavoratore un'altra occupazione. È un nuovo modello che risponde alle richieste delle imprese, ma anche dei giovani lavoratori, che l'articolo 18 non l'hanno mai visto, purtroppo. È giusto, dunque, che chi lavora a partita Iva o con contratti di associazione in partecipazione abbia un contratto a tempo indeterminato». Più cauto nel giudizio un altro degli ospiti del convegno, Eufranio Massi, esperto di diritto del lavoro, che per un giudizio ritiene si debba aspettare l'attuazione vera e propria della legge di riforma. Ma dai primi tratti quel che le imprese possono già sapere è che «con il contratto a tutele crescenti – dice Massi – le imprese conoscono già il costo del licenziamento, perché legato all'anzianità di servizio. Importante è anche il provvedimento che favorisce l'occupazione a tempo indeterminato, con un incentivo massimo di 8.060 euro annuo per tre anni. Incentivo che dovrebbe portare al progressivo superamento di alcune forme di contratto precarizzanti, come le partite Iva o i contratti a progetto fasulli».

Il consulente del lavoro Nevio Bianchi ha infine trattato i temi che riguardano "L'anticipo in busta paga del Tfr maturato mensilmente: questioni operative e criticità".

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