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 RIFORMA DELLE BANCHE

Assopopolari: «A rischio 80 miliardi e 20mila posti»

La controffensiva di Assopopolari contro la riforma Renzi delle banche popolari è partita ieri con una nota in cui l’associazione guidata da Ettore Caselli, che è anche è presidente di Bper, afferma...

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La controffensiva di Assopopolari contro la riforma Renzi delle banche popolari è partita ieri con una nota in cui l’associazione guidata da Ettore Caselli, che è anche è presidente di Bper, afferma che «il decreto metterà in moto un meccanismo speculativo tale da determinare un progressivo trasferimento della proprietà di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali, stimabile in un totale di attività pari a 528 miliardi di euro, ed avrà i seguenti effetti: i crediti alla clientela scenderanno di 80 miliardi di euro, di cui 25 in meno alle famiglie e 55 in meno alle imprese; inoltre, i tagli imposti ai costi del personale saranno pari a oltre 1,5 miliardi di euro, determinando una contrazione del numero degli occupati pari a circa 20.000 posti di lavoro».

Sempre secondo Assopopolari, «nell'arco di tempo che va dall'inizio della fase di credit crunch (2011) sino alla fine del 2013, le Popolari hanno aumentato i prestiti alla clientela del 16%; diversamente, le banche Spa hanno diminuito l'ammontare dei prestiti rispettivamente del 5%. La misura contenuta nel decreto determinerà - prosegue la nota - in termini di Pil una contrazione pari a 3 punti percentuali aggravando così l'attuale situazione recessiva e quella già drammatica dell'occupazione».

L'associazione lancia una nota polemica all'indirizzo del ministro Padoan, che ha auspicato «meno credito bancario e più strumenti finanziari per aumentare la liquidità del sistema imprenditoriale»: «Dovrebbe sapere - dice Assopopolari - che proprio questo modello di intermediario è stato all'origine della gravissima crisi finanziaria diffusa nell'economia mondiale dal 2007 e successivamente della recessione, con conseguenze pesantissime per l'economia reale».

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