«Vuoi cambiar vita? Ti scollochiamo»
Marano. Da un ecovillaggio in collina un servizio di “consulenza solidale” per chi «vuole ripensare scelte e lavoro»
MARANO. «Macchè ufficio di collocamento; oggi se vogliamo trovare la nostra strada, affrancarci dalla frustrazione o trovare una via d’uscita alla crisi dobbiamo scollocarci, cioè imboccare strade differenti, puntare alla realizzazione personale, alla valorizzazione dei nostri talenti sottraendoci a sfruttamento e frustrazioni. Per riuscirci senza finire vittima di scoramento o timori, occorre avere intorno una rete di persone che ci sostengano e ci guidino perché hanno già fatto questa scelta».
Semplice e al tempo stesso impegnativo, può essere sfida e liberazione; è il progetto spiegato dalle diverse anime dell’ecovillaggio “Tempo di Vivere” di Marano, che ha avviato un percorso di formazione e consulenza per chi vuole «cambiare vita partendo dal cambio di paradigma e prospettiva secondo cui la realizzazione non passa più attraverso il lavoro come siamo abituati a pensarlo» spiega il motore dell’iniziativa, Antonio Ciao. Nasce così una sorta di “sportello” dello scollocamento solidale, che vedrà da febbraio «corsi, percorsi e consulenze per mettere in grado le persone di comprendere ciò che desiderano davvero, di superare nebbia e confusione, di vincere il blocco dovuto alla paura di perdere ciò che hanno nell’incertezza di ciò che troveranno» spiega Katia Prati. Lei e il marito, Ermanno Salvini, si sono scollocati qualche anno fa (lui ha lasciato un lavoro a Il Sole24Ore) e nell’agosto scorso si sono trasferiti a Marano da Lodi con i due figli.
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«Cambiare le regole del gioco è possibile ma occorre una scelta responsabile che parta da noi - aggiunge Gabriella Oliva, che nel suo “cammino” di counselor ha incontrato Antonio - Può essere una scelta non facile, comporta la paura del cambiamento, la ridefinizione del concetto di lavoro e sicurezza, richiede un’evoluzione continua della relazione con noi stessi e con gli altri». «Ma se mettiamo le relazioni e la condivisione al centro, possiamo capire come sia facile vivere con meno e godere maggiormente di tutto» aggiunge Katia. La comunità che ha costituito Tempo di Vivere è un esempio del percorso proposto. Antonio, ex imprenditore, ha lasciato tutto in età matura perché stanco e insoddisfatto; «sono stato rifiutato dalla mia famiglia, ho trascorso momenti duri».
Poi un amico lo ha ospitato, ha creato una comunità e da quella comunità sono nate altre relazioni e altre ancora, fino all’individuazione di un gruppo di persone che «voleva condividere un progetto di vita». Di qui la scelta di mettersi al servizio degli altri e di vivere con quello che c’è. «Noi qui organizziamo corsi di educazione emozionale, cucina naturale, autoproduzione, forniamo un percorso di scollocamento solidale e ospitiamo persone che vogliono trascorrere un periodo di vacanza in collina, nella tranquillità del nostro casale, rigorosamente in affitto per non dover accendere mutui con le banche - dice Katia - viviamo con poco, ma siamo uniti e felici». «Non stiamo inventando nulla di nuovo - dice Gabriella - ci riappropriamo della consapevolezza che non ci dobbiamo per forza rassegnare a lavori che non ci piacciono, a vite che ci frustrano, alla rincorsa del soldo e dei beni da possedere. Cambiare visione della vita ci è servito per uscire dall’isolamento che ci impediva di cogliere l’ampiezza dell’orizzonte e nel quale ci si convince che non c’è alternativa. Invece c’è. Per ciascuno di noi sarà diversa, ognuno dovrà individuare la sua strada e noi possiamo essere di aiuto» (www.tempodivivere.it).
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