Lupi vicino a case e paesi Gli esperti: «Niente paura»
Pavullo. Dopo il ritrovamento di un capriolo sbranato a pochi metri dal centro Pagliai: «Potrebbero essere stati più esemplari. Non attaccano mai l’uomo»
PAVULLO. Potrebbe essere stato proprio un lupo, o più di uno, a sbranare un capriolo nella notte tra domenica e lunedì a Pavullo nella zona dietro il ristorante “Il Boscaiolo”. Un fatto che ha creato una certa apprensione, intanto alla famiglia di Cristina Mazzieri, che si è vista la scia di sangue e la carcassa a 50 metri da casa, poi per il resto del paese, che si interroga sulla presenza del predatore a poche centinaia di metri dal centro. Ma chi conosce bene la fauna selvatica tranquillizza, ribadendo con forza che, se anche lupo fosse, non avrebbe mai attaccato l'uomo. «Bisognava esaminare la carcassa subito dopo l'aggressione per avere elementi certi sul predatore – spiega Davide Pagliai, esperto faunistico della Provincia – ora è difficile risalire. Potrebbe essere stato un cane inselvatichito o "vagante", come lo chiamiamo noi, ma non possiamo escludere che si sia trattato veramente di un lupo. Capisco la reazione della signora, perché trovarsene uno vicino a casa spaventa, ma va ribadito che i lupi non attaccano gli uomini. Gli unici casi segnalati in Europa sono in Siberia e in Italia non si verifica un'aggressione dall'800, quando i lupi prendevano di mira i giovani pastori solo per le pecore. Oggi il lupo ha paura dell'uomo». Il fatto che si sia spinto così vicino al centro non sarebbe affatto insolito: «No, non mi stupisce – rimarca – perché stiamo parlando di una zona boscosa, dove c'è una certa fauna naturale, e con le prede arrivano anche i predatori. Ma poi fuggono». Il trascinamento descritto dalla signora è assolutamente plausibile: «Fanno sempre così: una volta che l'animale è morto lo portano in disparte, per mangiarlo senza rischi». Quindi la faccenda impronte, che ha aggiunto allarme perché sulla neve fresca ce n'erano parecchie, tali da far pensare anche a una coppia di lupi in azione: «Potrebbero essere stati coinvolti più esemplari, sì, ma è anche possibile che il predatore sia unico e che, proprio perché teme l'uomo, sia tornato più volte a cibarsi». Dopo un'estinzione di decenni, il lupo ha a poco a poco ripopolato l'Appennino modenese, dove vivono alcuni nuclei (i cosiddetti "branchi") nell'area alto collinare che va da Zocca a Pavullo, appunto. «Con questo animale non si può fare un censimento, ma solo una stima – sottolinea Pagliai – e a quanto ci risulta dovrebbero esserci 3-4 nuclei, composti da una coppia a cui può aggiungersi qualche piccolo non ancora indipendente. Ogni branco si aggira in media su una zona di 200-250 km quadrati, ma c'è anche chi sconfina in Toscana e viceversa». Insomma, una presenza comunque rada, anche se si fa sentire soprattutto per le periodiche cronache di attacchi agli allevamenti. «Ma all'uomo mai: se si fosse trovato davanti la signora, l'altra sera, sarebbe sicuramente fuggito».
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