Gazzetta di Modena

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OPERAZIONE "AEMILIA"

'Ndrangheta e ricostruzione: nel modenese 10 arrestati e 20 indagati

 'Ndrangheta e ricostruzione: nel modenese 10 arrestati e 20 indagati

Il blitz scattato nel cuore della notte tra le decine di arrestati ci sono persone che vivono e operano nella provincia di Modena e in quella di Reggio Emilia. Tra le accuse associazione mafiosa e usura e estorsioni Coinvolto il sistema della ricostruzione post terremoto TUTTI I NOMI DEI MODENESI COINVOLTI

11 MINUTI DI LETTURA





Ci sono anche l'imprenditore della Bassa modenese Augusto Bianchini oltre a un tecnico del Comune di Finale Emilia  tra le 160 persone complessivamente arrestate in occasione della maxi operazione dei carabinieri contro la 'Ndrangheta in Emilia Romagna e in altre regioni italiane, in corso dalle prime ore della notte. Oltre alla nostra regione e alla nostra provincia i carabinieri sono in azione anche in Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia.

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Migliaia i militari impegnati nelle operazioni che hanno sin qui portato a 117 arresti su ordine della magistratura della Dda di Bologna. Altri 46 provvedimenti sono stati emessi dalle procure di Catanzaro e Brescia per un totale di oltre 160 arresti. Su tutti spicca il nome del consigliere comunale di Forza Italia Giuseppe Pagliani Per quanto riguarda Modena sono cinque le persone finite in carcere con provvedimento di custodia cautelare e altre 5 invece agli arresti domiciliari. Nel complesso le persone residenti in provincia di Modena indagate nell'inchiesta sono 20. Oltre mille le pagine necessarie per contenere tutte le accuse e la rete ricostruita dagli inquirenti durante l'indagine.

L'operazione si è concentrata soprattutto nelle province di Modena e Reggio Emilia.

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e tra gli arrestati ci sono diversi imprenditori che hanno ditte nel settore dell'edilizia e movimento terra, alcuni dei quali hanno vinto gli appalti milionari della ricostruzione post terremoto del 2012. E' stato chiesto il sequestro di beni per circa 100 milioni di euro. Sono coinvolti anche politici locali ed alcuni esponenti delle istituzioni, di cui ancora però non si sanno i nomi.

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Dalle carte dell'inchiesta emergerebbe anche il sostegno elettorale imposto dai Grande Aracri di Cutro ad alcuni candidati emiliani durante le amministrative Hanno agito cercando di sfruttare imprese locali conniventi specializzate nell'edilizia e nel movimento terra, ma hanno anche legami con la politica locale.

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I MODENESI COINVOLTI. Non mancherà di destare clamore l'arresto di Augusto Bianchini noto imprenditore nel campo delle costruzioni. La sua azienda era stata esclusa dalla white list in quanto a rischio di infiltrazioni malavitose.

La loro esclusione aveva suscitato clamore e polemiche, che avevano visto schierarsi in prima linea in sua difesa il senatore Carlo Giovanardi, dichiaratamente a favore di Bianchini. "Vittima di un'ingiustizia" ha ripetuto in più di una occasione il senatore nel difendere l'imprenditore della Bassa.

 

E proprio per il loro coinvolgimento nelle operazioni post terremoto i Bianchini sono finiti coinvolti in questa inchiesta. insieme ad aziende che si sono occupate di smaltimento macerie e ricostruzione in virtù di appalti pubblici dopo il terremoto del 2012. In particolare, alcuni lavori di smaltimento macerie a Finale Emilia sono stati ottenuti dalla ditta "Bianchini costruzioni" di Modena, il cui titolare Augusto Bianchini (accusato di concorso esterno in associazione mafiosa) era forte di ottimi rapporti locali. Bianchini, poi, avrebbe di fatto lasciare gestire i lavori all'impresa di michele bolognino, oggi arrestato come uno dei sei promotori dell'associazione mafiosa. Bianchini, poi, per svolgere i lavori di ricostruzione, si sarebbe servito anche di società riconducibili a giuseppe giglio, anche lui finito in manette tra gli organizzatori dell'associazione mafiosa.

CINQUE  I MODENESI IN CARCERE. Augusto Bianchini è stato arrestato con provvedimento di custodia in carcere, oltre a lui il giornalista modenese di origine ma residente a Rubiera Marco Gibertini 50 anni, Vincenzo Mancuso  50 anni residente a Ravarino, e i fratelli Francesco e Paolo Pelaggi. che figurano residenti a Maranello

CINQUE I MODENESI AGLI ARRESTI DOMICILIARI. Agli arresti domiciliari, invece, figurano Alessandro Bianchini 32 anni figlio di Augusto, Bruna Braga 59 anni la moglie di Augusto Bianchini, Giulio Gerrini 52 anni di Finale ma residente a Bondeno, Jiang Yong Zhang cinese ma residente a Sassuolo

I 20 INDAGATI  Ricapitolando nel complesso figurano indagati oltre ad Augusto Bianchini e  al figlio Alessandro Bianchini 32 anni di San Felice, la moglie  Bruna Braga 59 anni residente a Finale, Giuliano Debbi 60 anni nata a Sassuolo e residente a Scandiano, Antonio Frizzale 49 anni originario di Manfredonia  ma residente a Spilamberto, Gino Gibertini  56 annidi Modena, Marco Gibertini 50 anni di Modena residente a Rubiera

 

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E ancora Vincenzo Mancuso 50 anni originario di Cutro ma residente a Ravarino, Giuseppe Manica 52 anni  originario di Crotone ma residente a Fiorano, Barbara Nigro 37 anni, Francesco Pelaggi 36 anni originario di Crotone ma residente a Maranello e Paolo Pelaggi 39 anni già detenuto, Antonio Scozzafava  32 anni nato a Catanzaro residente a Vignola, Michele Tostoni 45 anni di San Giovanni Rotondo residente Bastiglia, Olmes Vaccari originario di Nonantola ma residente a Modena di 70 anni, Jianyong Zhang 40 anni residente a Sassuolo, Giuseppe Codamo 59 anni nato a Crotone ma residente a Vignola, Massimo Muratori 49 anni nato a Modena ma residente Meldola, Giulio Gerrini 51 anni tecnico del comune di Finale Emilia nato a Bologna e residente a Bondeno.Bianchini secondo quanto emerso dall'istruttoria per l'inclusione nella white list aveva impiegato nei cantieri della Bassa modenese alcuni dei quali ricostruzione post sisma parenti di boss malavitosi. In particolare legati al' 'Ndrangheta.

IL TECNICO COMUNALE DI FINALE EMILIA.

Tra i funzionari pubblici coinvolti nella maxi inchiesta contro la 'ndrangheta della dda dell'Emilia-Romagna c'è anche un funzionario pubblico del Comune di Finale Emilia, nel modenese, una delle cittadine più colpite dal terremoto del maggio 2012. Si tratta di Giulio Gerrini, responsabile del settore lavori pubblici. L'accusa è di aver favorito la bianchini costruzioni, impresa coinvolta nell'inchiesta (e già entrata nelle cronache post terremoto) e il cui titolare, Augusto Bianchini, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. A Gerrini la procura contestava il reato di corruzione, ma il gip ha optato per l'abuso d'ufficio. Su questo, ha detto oggi il capo della dda regionale Roberto Alfonso, "la procura farà appello". "In attesa di conoscere nel dettaglio le imputazioni che vengono rivolte a un dipendente della nostra amministrazione, la giunta comunale esprime la massima fiducia nell'operato degli inquirenti", afferma in una nota il sindaco di finale emilia, fernando ferioli. "Unitamente a tutto il personale, la giunta si mette a completa disposizione degli investigatori per arrivare a fare la massima chiarezza sull'intera vicenda nel minor tempo possibile", aggiunge.

RISATE SUL SISMA. Non mancano le intercettazioni e come fu per L'Aquila, anche le risate sul terremoto in Emilia, come all'Aquila. Sono in un dialogo citato nell'ordinanza del Gip tra due indagati, Gaetano Blasco e Antonio Valerio: "E' caduto un capannone a Mirandola", dice il primo. "Valerio ridendo risponde: eh, allora lavoriamo là.. Blasco: 'ah sì, cominciamo facciamo il giro...'", si legge.

SINDACI INDIGNATI Immediata la reazione dei sindac sindaci dell'Unione Comuni Modenesi Area Nord, ossia Camposanto, Cavezzo, Concordia, Finale Emilia, Medolla, Mirandola, San Felice, San Possidonio e San Prospero - tutti toccati dal sisma che colp l'Emilia nel maggio del 2012 - per la serie di arresti avvenuti in mattinata nel corso di una vasta operazione contro la 'Ndrangheta. "Quello di possibili infiltrazioni malavitose nella ricostruzione era una preoccupazione che abbiamo segnalato fin dall'inizio - afferma, anche a nome dei colleghi, il Sindaco di San Felice e presidente dell'Unione, Alberto Silvestri -: proprio per questo motivo, in stretto accordo con la Regione, erano stati attivati importanti strumenti di controllo e prevenzione". Quindi, prosegue Silvestri, "nonostante qualcuno vedesse in quei controlli soltanto un inutile appesantimento burocratico, il sistema sta evidentemente funzionando. Un plauso - chiosa - va alle forze dell'ordine e alla magistratura per l'eccellente lavoro svolto". Nella zona, osserva il sindaco di Mirandola, Maino Benatti, "la ricostruzione procede secondo le leggi e con la massima trasparenza. Ora continueremo a lavorare perch i soldi pubblici vengano spesi al meglio. Le risate intercettate dagli inquirenti - conclude Benatti - ci indignano profondamente".

 

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ARRESTI ECCELLENTI  Ma l'arresto eccellente è quello di Giuseppe Pagliani , consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia. Per lui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'avvocato reggiano, noto esponente da anni sulla cresta dell'onda della politica in provincia, è stato portato via da casa sua, a Arceto, verso le 7 di questa mattina. In manette anche il giornalista reggiano Marco Gibertini (arrestato nei mesi passati per una maxi inchiesta su false fatturazioni ), l'imprenditore Giuseppe Iaquinta (padre del calciatore), già colpito da interdittiva antimafia

IN MANETTE ANCHE IL BOSS SARCONE  La maggior parte degli arresti, eseguiti su misura cautelare richiesta dal sostituto procuratore della Dda di Bologna Marco Mescolini e firmata dal gip Alberto Ziroldi, sono stati eseguiti nella provincia di Reggio Emilia, dove è presente la cosca Grande Aracri, della 'ndrangheta di Cutro (Catanzaro).

Ma ecco i nomi delle principali persone coinvolte.

Capi promotori Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri, Romolo Villirillo.

Gli  organizzatori per il raccordo operativo fra i capi e partecipi Giuseppe Giglio, Salvatore Cappa, Antonio Silipo, Gaetano Blasco, Antonio Valerio.

Gli affiliati (68)  Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Francesco Lamanna,  Antonio Gualtieri, Romolo Villirillo, Giuseppe Giglio, Salvatore Cappa, Antonio Silipo, Gaetano Blasco, Antonio Valerio, Agostino Donato Clausi, Karima Baachaoui, Moncef Baachaoui,  Eugenio Sergio,  Carmine Belfiore, Gianni Floro Vito, Sergio Bolognino, Vincenzo Mancuso, Salvatore Gerace,  Luigi Serio, Francesco Lomonaco, Giulio Giglio, Giuseppe Pallone, Roberto Turrà,  Gianluigi Sarcone, Palmo Vertinelli, Giuseppe Vertinelli, Mario Vulcano, Pasquale Rillo, Francesco Gullà,  Salvatore  Lerose, Francesco Frontera, Antonio Muto cl. 1971, Graziano Schirone, Selvino Floro Vito, Giuseppe Richichi, Pasquale Battaglia, Pasquale Brescia,  Maurizio Cavedo, Michele Colacino, Antonio Crivaro, Antonio Floro Vito,  Giuseppe Iaquinta, Francesco Lepera, Alfonso Martino, Domenico Mesiano, Antonio Muto cl. 1955, Salvatore Muto, Alfonso  Paolini, Pierino Vetere, Rosario Vetere, Francesco Amato, Alfredo Amato, Gabriele Valerioti, Antonio Muto cl. 1978.

 

Tra le persone finite in manette figurano diversi imprenditori calabresi, alcuni già noti alle forze dell'ordine, tra cui Nicolino Sarcone, considerato anche da indagini precedenti il reggente della cosca su Reggio Emilia. Sarcone, già condannato in primo grado per associazione mafiosa, è stato recentemente destinatario di un sequestro che gli aveva bloccato beni per 5 milioni di euro. Il comandante provinciale di Reggio Emilia, colonnello Paolo Zito, presente durante il blitz, ha detto che l'operazione è ancora in corso, rimandando i dettagli alla conferenza stampa a Bologna.

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L'operazione dei carabinieri del comando di Reggio Emilia si è concentrata soprattutto nelle province di Reggio Emilia e Modena. Arresti e perquisizioni in corso dalle 3 di questa mattina a Reggio Emilia città, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo.Nel Reggiano sarebbero decine gli indagati e diversi gli arresti di imprenditori e anche esponenti della politica locale. Molti sono nomi di imprenditori cutresi, già noti per vicende legate alle mafie in Emilia. Ma l'arresto eccellente è quello di Giuseppe Pagliani, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia. Per lui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L'avvocato reggiano, noto esponente da anni sulla cresta dell'onda della politica in provincia, è stato portato via da casa sua, a Arceto, verso le 7 di questa mattina.

 

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 Si tratta di una delle più grandi operazioni mai effettuate nella zona dell'Emilia Romagna e nel modenese. Resta il fatto che queste operazioni stanno diventando sempre più frequenti a riprova di come il fenomeno delle infiltrazioni mafiose non sia più un qualcosa di relegato al Sud, ma come emerge da anni è ben infiltrato in tutte le regioni del Paese.

E questi arresti quindi hanno interessato anche alcune persone che vivono e operano nella provincia di Modena, oltre a quella vicina di Reggio Emilia

Ma di cosa sono accusate queste persone. Secondo la Dda tutti sono coinvolti in modo più o meno diretto e con responsabilità più o meno elevate di far parte di una vera e propria associazione a delinquere di tipo mafioso che agisce attraverso estorsioni, usura, porto e detenzione di armi, intestazione fittizia di beni rempiego di capitali di indebita provenienza eccetera. Insomma tutto il prontuario del crimine di alto livelli.

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A coordinare l'inchiesta, denominata "Emilia", la procura distrettuale antimafia di Bologna, che ha ottenuto dal gip un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 117 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed altro. Tutti reati commessi con l'aggravante di aver favorito l'attività dell'associazione mafiosa.

Contestualmente, le procure di Catanzaro e Brescia - in inchieste collegate - hanno emesso altri 46 provvedimenti di fermo per gli stessi reati. Imponente lo schieramento dei carabinieri impiegati, anche con l'ausilio di elicotteri, in arresti e perquisizioni. In Emilia, sottolineano gli investigatori, la ' ndrangheta ha assunto una nuova veste, colloquiando con gli imprenditori locali.

I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 10:45 presso la procura di Bologna, alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.

 

LE INDAGINI

I Le indagini hanno comprovato la capacità della consorteria di attuare una pervasiva infiltrazione del tessuto economico e imprenditoriale nei settori dell’edilizia, dei trasporti, del movimento terra e dello smaltimento dei rifiuti, tanto nel territorio d’origine, quanto nelle aree di proiezione, mediante una sistematica pressione estorsiva esercitata nei confronti di imprenditori locali e finalizzata a imporre, nella fase di esecuzione delle opere, la scelta di subappaltatori e fornitori fra quelli di riferimento dell’organizzazione criminale. In particolare, le investigazioni hanno messo in luce gli interessi del sodalizio nei lavori collegati alla realizzazione di rilevanti interventi di riedificazione a seguito del terremoto che ha interessato l’Emilia Romagna nel 2012, ai quali le ditte mafiose hanno avuto accesso anche grazie alle cointeressenze mantenute con i titolari di un’importante azienda edile modenese assegnataria di appalti pubblici per lo smaltimento delle macerie.

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Dall’inchiesta è emerso, inoltre, come i proventi illeciti delle articolazioni emiliane venivano in parte trasferiti alla cosca crotonese, mediante il metodico ricorso alla falsa fatturazione per operazioni inesistenti attuata dalle società calabresi riconducibili ai “GRANDE ARACRI”, e in parte reimpiegati in loco nell’erogazione di prestiti a tassi usurari in pregiudizio di imprenditori e nell’avvio di considerevoli iniziative immobiliari intestate a prestanome nelle province di Mantova e Parma. Tra le attività criminali svolte dall’organizzazione, anche la ricettazione di imbarcazioni di lusso del valore di svariati milioni di euro, oggetto di appropriazione indebita commessa in Italia e reimmesse nei mercati nautici di Turchia e Croazia.

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Le indagini hanno altresì appurato il tentativo dell’organizzazione di evitare le verifiche antimafia della Prefettura di Reggio Emilia e di influenzarne gli orientamenti, anche attraverso una serie di iniziative mediatiche promosse daL Consigliere di minoranza della Provincia reggiana Giuseppe Pagliani, destinatario dell’ordinanza in esame con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Contemporaneamente, i militari dei Comandi Provinciali di Crotone e Mantova stanno eseguendo, nelle rispettive province e in quelle di Cremona e Verona, decreti di fermo di indiziato di delitto emessi dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Catanzaro e Brescia nei confronti di 46 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei medesimi reati, mentre ulteriori 4 ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dal personale della Guardia di Finanza di Cremona nei confronti di altrettanti soggetti.

 

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