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Quella realtà “bislacca” del nuovo Sant’Agostino

segue dalla prima I modenesi hanno sostanzialmente recepito soltanto la voce a favore, indotti alla convinzione della positività del progetto, nato sotto la sigla di Gae Aulenti, nonché dalla mera...

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segue dalla prima

I modenesi hanno sostanzialmente recepito soltanto la voce a favore, indotti alla convinzione della positività del progetto, nato sotto la sigla di Gae Aulenti, nonché dalla mera illusione di massicce assunzioni. Niente di più falso: chi si è mosso con parole di cautela o di dissenso l’ha fatto spinto da spirito civico e dalla coscienza di “bene pubblico”, da tutelare e da privilegiare sopra ogni altro interesse. È con tale spirito che vorrei avere anch’io, come cittadina, uno spazio di parola. Ottima la prospettiva di un polo culturale, pessima la congerie eterogenea di istituti che vi si vogliono ospitare, che ne fanno un “polo” solo a parole, ma piuttosto una realtà bislacca e scomposta, che rende già in partenza inadeguati gli spazi e costringe a un restauro non filologico, ma gravemente lesivo. Vi si dovrebbero dunque trovare riuniti: Biblioteca Estense; Biblioteca Poletti; Polo espositivo con spazi per mostre d'arte; Centro per la Fotografia e l'Immagine, con Scuola di Fotografia; Centro Linguistico e per l'Internazionalizzazione dell'Università; auditorium da 180 posti, oltre a bar, ristoranti, negozi, abitazioni uso foresteria e spazi aperti per iniziative pubbliche. Se per le altre voci forse un legame di coerenza si può trovare, assurdo appare il trasferimento delle due biblioteche. L’Estense verrebbe smembrata nelle sue componenti, sostanzialmente separando i preziosi fondi manoscritti e a stampa antichi dalle raccolte moderne e contemporanee, destinate a due torri librarie (le cosiddette “lame”), ormai sconsigliate a tutti i livelli per le spese eccessive che comporta la loro manutenzione, per il sistema di climatizzazione incompatibile con la presenza umana, per le frequenti interruzioni del prelievo automatizzato, con conseguente blocco del servizio e per i danni meccanici ai volumi che rendono necessarie periodiche campagne di restauro. Senza citare l’illegalità delle torri stesse, per la cui costruzione si deve contravvenire al piano regolatore e deturpare l’estetica dello storico complesso. Lo stesso vale per la comunale biblioteca d’Arte Poletti. Se la Fondazione Cassa di Risparmio, proprietaria del Sant’Agostino, mira a fare un polo davvero attrattivo può rivolgersi a musei quali quello della figurina o la stessa Galleria Civica, certamente molto più coerenti con gli altri istituti ivi previsti e in grado di fare ben più presenze rispetto a quelle scarsissime delle due storiche biblioteche. Potrebbe legare così il proprio nome ad un restauro davvero filologico, evitando il citato vulnus architettonico. 62 sono i milioni di euro impegnati dalla Fondazione per il restauro: evitare la spesa delle due “lame” consentirebbe all’Estense e alla Poletti di allargarsi fisiologicamente in depositi ricavati all’interno dell’Ospedale estense, oggi disponibile. Il Comune di Modena e il Ministero per i Beni culturali risparmierebbero gli alti costi di trasporto, i libri non subirebbero traumi, gli storici scaffali settecenteschi di Pietro Termanini non dovrebbero essere tagliati alla base come l’attuale progetto impone. Il futuro delle biblioteche è tutto da scrivere e da ripensare: digitalizzare decine di migliaia di libri, manoscritti e documenti renderà sempre più disponibili per il mondo i materiali delle biblioteche, riducendo la presenza di lettori in sede. Con tutte queste premesse è pensabile affossare tanti milioni in progetti che partono già perdenti? Soprattutto in un’epoca di crisi come l’attuale! Mi rivolgo soprattutto al sindaco Muzzarelli, dato che è proprio il Comune, inteso come comunità dei cittadini, a fare le scelte culturali, a dispetto e al di sopra di qualsiasi privata istituzione: si fermi in tempo! * ex vicedirettore

Biblioteca Estense

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