Venerdì bancari in sciopero
L’Abi vorrebbe solo accordi aziendali. Una serie di manifestazioni
«Sarà uno sciopero grande e partecipato e crediamo che l'Abi dovrà tornare a più miti consigli, superare le pregiudiziali per arrivare ad avere un contratto nazionale di pari dignità». Sono parole del segretario generale della Fisac-Cgil, Agostino Megale, che sintetizza la posizione unitaria dei sindacati del credito in vista dello sciopero nazionale di dopodomani, venerdì 30. Stime interne prevedono che scenderanno in piazza circa 15mila bancari (sui 300mila totali), divisi nelle quattro manifestazioni di Milano, Roma, Ravenna e Palermo. I leader sindacali hanno spiegato le ragioni della protesta accusando le banche di volere «il Far West contrattuale», smantellando il contratto nazionale e dando vita a un “fai da te" in cui ogni banca decide il proprio contratto. Questo all'interno di un settore che dal 2000 a oggi ha perso 68mila occupati e in cui si è allargata la forbice retributiva tra dipendenti e manager.
«Un banchiere guadagna in media 3,7 milioni l'anno e dal 2000 ha visto la propria retribuzione salire di circa 600mila euro l'anno - ha detto Megale - nello stesso periodo di tempo i bancari hanno perso 800 euro l'anno, scendendo a una media di 38.789 euro».
«Le banche hanno rifiutato il confronto – dice Paolo Bellentani di Fiba Cisl Modena - limitandosi a chiedere solo una riduzione dei costi; ma la riduzione del costo del lavoro, delle tutele e del reddito dei lavoratori produce effetti risibili sui bilanci delle banche». Per la Fiba i banchieri sono i principali responsabili delle sofferenze che soffocano i bilanci: oltre 180 miliardi di euro, il 48% dei quali relativi a prestiti pari o superiori ai 2 milioni di euro. «Chiediamo trasformazioni e riorganizzazioni per garantire lavoro e sviluppo. Dopo lo sciopero ci misureremo sul risultato e sulle sensibilità che raccoglieremo».
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